spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

martedì 2 luglio 2013

L’estremismo politico e il terrorismo

L’estremismo Politico Di Sinistra



redL’estremismo politico e il terrorismo hanno oggi oltrepassato i limiti di 
Molti paesi capitalisti avanzati e sono diventati uno dei fattori più drammatici della vita internazionale. Da qualche tempo anzi questo è un tema assai frequente negli attacchi degli ideologi borghesi contro il socialismo, contro la politica estera dei paesi socialisti e i movimenti di liberazione nazionale e, da quando è crollato il “socialismo reale”, contro l’islam in generale.
L’estremismo politico di oggi non possiede una coerente concezione dei mondo rié una piattaforma politica unica, neanche se si considera solo quello di “sinistra”. Se prendiamo anzi proprio questa corrente, ci si renderà facilmente conto che le sue concezioni ideologiche altro non servono che a giustificare i crimini commessi e che si vogliono commettere, ovvero il primato assoluto della prassi sulla teoria.
Il terrorismo può esistere – ha detto W. Laqueur – anche senza una dottrina precisa né una sistematica strategia. Se esistono delle concezioni teoriche, il più delle volte si tratta di elaborazioni sincretiche molto eterogenee e superficiali.
Il sociologo S. Acquaviva sostiene che i movimenti contemporanei di estrema sinistra sono alimentati da tre fondamentali correnti ideologiche: il neomarxismo, i movimenti di alternativa e il neocattolicesimo. In realtà il ventaglio delle correnti è molto più ampio: vi si possono trovare frammenti delle tradizionali concezioni del rivoluzionarismo piccolo-borghese (a cominciare dall’anarchismo), ma anche elementi dell’ideologia radicale della “nuova sinistra” (ispirata dalla teoria critica della società, della Scuola di Francoforte), per non parlare di alcune reminiscenze delle concezioni terzornondiste di F. Fanon e R. Debray, sino al trotskismo e al maoismo.
Ciascuna cri queste correnti viene utilizzata dagli estremisti di sinistra in un modo puramente pragmatico, nel senso cioè che essi si servono di volta in volta di quelle idee che meglio giustificano le loro azioni.
Già Engels aveva detto che gli estremisti elevano la loro impazienza al rango di teoria rivoluzionaria. In effetti, il loro compito principale – come ha sottolineato C. Zímmer – è quello di compiere “atti storici”. Essi cioè vogliono sostituirsi alla storia, indicando a questa il percorso che deve fare in virtù delle loro azioni isolate.
Eppure questi estremisti ebbero una grande popolarità nel corso degli anni ’70, dovuta probabilmente all’acuirsi della crisi economica del capitalismo e al peggioramento dello status sociale di quegli strati più deboli e quindi facilmente esposti alle promesse mirabolanti degli estremisti. I quali da un lato mostravano una visione particolarmente limitata delle loro idee, che si esprimeva nell’incomprensione o addirittura nella cosciente negazione della reale ripartizione delle forze in campo e dei legami di queste forze con partiti, sindacati ecc.; dall’altro invece erano propensi ad un’azione volontaristica e avventuriera.
Il deterioramento generale della situazione degli strati sociali non proletari della società capitalistica coincise, verso la metà degli anni ’70, con l’acuta crisi della coscienza sociale piccolo-borghese, in particolare con la crisi dei radicalismo gauchiste che, sin dalla fine degli anni ’60, era stato visto da quegli stessi strati sociali come il movimento culturale e politico più significativo per una nuova alternativa rivoluzionaria non comunista.
Si sa bene infatti che nella maggioranza dei paesi capitalisti il nucleo delle organizzazioni estremiste venne formato dai veterani dei movimenti della “nuova sinistra” scesa in lotta nel ’68. Il terrorismo nasce in un certo senso dal fallimento del ’68.
In Italia il ’68 andò avanti almeno sino al ’75-76, poi, a partire dal ’77, si trasformò in terrorismo, raggiungendo l’apice nel ’78 col delitto Moro. La caduta della popolarità degli ideologi radicali di sinistra all’interno dei movimenti sociali di massa portò a una crisi manifesta della loro ideologia e all’evidente fallimento delle speranze di un sollevamento del proletariato nella lotta per le trasformazioni rivoluzionarie. Per molti di questi ideologi la perdita di ascendente sulle masse, soprattutto sui giovani e sugli studenti, comportò la loro trasformazione “in generali senza esercito” e il ritorno nel ghetto dei gruppuscoli rivali e litigiosi, afflitti da tutti i complessi delle minoranze grigie e disperate.