spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

martedì 9 luglio 2013

TARANTO, DISASTRO AMBIENTALE E INQUINAMENTO IN MARE


Black out alla raffineria Eni
“Liquido in mare a Taranto”


Fumo e fiamme visibili a chilometri di distanza. La causa potrebbe essere
un nubifragio. Gli ambientalisti: «Materiale grigiastro in acqua»






Forse è stato un fulmine a provocare oggi l’ennesima “ferita” a Taranto, la città che sta combattendo la sua grande battaglia contro l’inquinamento prodotto dall’Ilva. In seguito a un black out nella raffineria di Taranto, forse a causa di una saetta, un grosso quantitativo di prodotto in serata è stato sversato in mare. 

«Si vede materiale grigiastro semiraffinato in acqua”, ha detto il presidente di Peacelink Taranto, Alessandro Marescotti, raccontando ai giornalisti quello che era appena accaduto. Una chiazza che ha prodotto un odore sgradevole, avvertito anche dagli equipaggi delle imbarcazioni che si trovavano nei paraggi. A tarda sera la Capitaneria di Porto di Taranto, mobilitata a tutto campo, ha chiarito la situazione: «È assolutamente tutto sotto controllo, la chiazza non si disperde al largo ma è tutta sotto costa, non c’è necessità di circoscriverla in mare». Mezzi e uomini della Capitaneria e della società Ecotaras, via terra e via mare, hanno monitorato la chiazza minacciosa. A quanto si è saputo dalla Capitaneria, il materiale in mare «sembrerebbe prodotto idrocarburico molto leggero». Un campionamento è stato fatto da parte degli esperti dell’Arpa che analizzeranno il materiale. 

Lo sversamento - si è appreso dalla Capitaneria - ha una estensione di 80 metri lineari sotto costa con una ampiezza verso largo di 10 metri con moto ondoso che spinge sotto costa e contiene la chiazza. Il materiale, quindi, non si disperde al largo. I tubi andati in pressione per il black out, secondo Marescotti, hanno liberato liquido che ha «inquinando l’acqua del mare a Taranto». Ma sarà l’Arpa nelle prossime ore a chiarire i termini della vicenda e quanto lo sversamento abbia prodotto nuovo inquinamento per la martoriata città. 

«La situazione è grave ed è per questo - ha intanto annunciato il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli - che ho deciso di presentare una denuncia in procura a Taranto perché non sarebbero attive le centraline perimetrali di monitoraggio previste dall’Aia. Ma chi controlla in questo paese che l’inquinamento non venga tollerato?». «Un blocco di energia elettrica nello stabilimento Eni di Taranto - dice Bonelli - ha provocato l’addensarsi in cielo di fumi neri rendendo l’aria irrespirabile nel quartiere Tamburi’’, proprio quello a ridosso dell’Ilva, la zona della città che risente maggiormente della pesante situazione ambientale. Oltre alla gravità dell’incidente, conclude Bonelli, «si aggiunge che l’Arpa non è in grado dai propri uffici di sapere quanto le centraline Eni stanno misurando in tempo reale». 
(Ansa)