spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

giovedì 11 luglio 2013

VAL D'AGRI NUOVO HUB EUROPEO

Perdita di sovranità e Basilicata hub-sud europeo

OLA (Organizzazione lucana ambientalista) .



Mentre ENI celebra i 50 anni dalla tragica morte di Enrico Mattei, con pagine acquistate sui più grandi giornali nazionali, e mentre l’a.d. ENI Paolo Scaroni in Commissione Industria sogna il nuovo eldorado petrolifero e gassifero europeo, pensando di estrarre nella sola Val d’Agri 208.000 barili di greggio al giorno, in Basilicata il quadro delle servitù, o meglio della schiavitù petrolifera appare sulla sua più desolante ed allarmante attualità. Alle 21 concessioni petrolifere già operative in Basilicata, agli 11 permessi di ricerca che attendono di trasformarsi in concessioni, pendono anche altre 17 nuove istanze per permessi di idrocarburi.

Una situazione questa solo apparentemente mascherata in sede politica locale dalla finta moratoria petrolifera votata dal consiglio Regionale della Basilicata (art.37 della L.R. 16 del 2012) e salutata subito favorevolmente quanto inopportunamente anche da alcune forze politiche e associazioni ambientaliste, forse troppo disattente alla lettura dei documenti e dei fatti. Dopo il Memorandum del raddoppio delle estrazioni sottoscritto tra Regione Basilicata e Governo centrale, messi nel cassetto i decreti attuativi ad esso collegati, la moratoria bluff è invece destinata a frantumarsi sotto i colpi di mannaia inferti dalla Corte Costituzionale e dal TAR, con esiti fin troppo scontati a favore delle compagnie petrolifere.

Su questo quadro definito dalla S.E.N. (Strategia Energetica Nazionale) oggetto di consultazione pubblica “hub energetico sud-europeo” devono aggiungersi un giacimento marginale riaccordato di recente ed un campo di stoccaggio di Cugno Le Macine al quale presto si aggiungerà anche quello di Serra Pizzuta. Uno stoccaggio, quello della società italo russa Geogastock in Val Basento (MT), considerato strategico poichè il primo situato sulla rotta del tubo del gas azero, quasi uno snodo strategico (hub) che giungerà in Italia attraverso il gasdotto sottomarino TAP (Trans Adriatic Pipeline) da Otranto. Questo quadro si completa con 9 centrali di trattamento ad olio e gas, con 44 pozzi produttivi, e con 82 pozzi definiti ad altro utilizzo , per un totale di126 pozzi in Basilicata. Un potenziale che incrementa il numero già consistente dei “buchi neri” presenti nel sottosuolo lucano, prima da svuotare di petrolio e gas per poi riempirlo di gas estero negli stoccaggi, che hanno sostituito il sistema meno costoso dei rigassificatori costieri e navi gassiere, oppure con la CO2 (anidride carbonatica) da iniettare nel sottosuolo secondo una logica speculativa, inquino di più e pago di più per iniettare il gas serra prodotto, secondo quanto delineato nel documento del S.E.N. del ministro Passera, oggetto tra l’altro di una finta consultazione pubblica ininfluente e quindi inutile.

Di tutto ciò, poco o nulla resterà in termini di benefici economici agli abitanti di una regione, che dopo 15 anni dall’inizio delle estrazioni in Val d’Agri, ed a oltre 50 dalla scoperta del metano in Val Basento, oggi esaurito, si lecca ancora le ferite di una industrializzazione fallita, con spopolamento, emigrazione, disoccupazione e, oggi, anche privazione delle istituzioni locali e di quelle statali decentrate.

Ecco dunque il quadro della Basilicata – hub sud europeo delineato dal ministro Passera. Un quadro da far invidia, per servitù, o meglio schiavitù, alle regioni asiatiche o quelle africane ( con rispetto parlando per i Popoli che abitano questi territori…  altro che Europa!), con una classe politica locale prima ammaliata, poi funzionalmente legata alle logiche del take or pay, tipica del mercato della spregiudicata oil & gas delle compagnie minerarie.

Una questione geografia che interseca la geopolitica ove si legga, da un lato la superficie totale impegnata in Basilicata per attività minerie pari a ben 6.525 Kmq su un totale di 9.999 Kmq, ovvero più dei 2/3 del territorio occupato da attività minerarie e, dall’altro, alla perdita di sovranità imposta dalla lobby dei governi legati agli interessi delle banche mondiali, con il default imposto anche alle istituzioni pubbliche, nate per governare i bisogni delle comunità e non certo per fare affari privati.

I cittadini, oltre alla democrazia, rischiano di perdere, secondo una logica neo-feudale, oltre al sottosuolo, anche il diritto di superficie, ovvero il suolo che calpestano e sul quale vivono, in una parola la sovranità popolare. La richiesta di modifica del titolo V della Costituzione è solo il diaframma finale che apre la strada a chi oggi vuole esercitare, modificando la Costituzione Italiana, il diritto di depredare beni che appartengono a tutti, usurpando ai legittimi possessori tali diritti costituzionali.



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