spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

lunedì 9 settembre 2013

LE FORMICHE SANNO NUOTARE?

Le formiche de Il Fatto e l’8 settembre




Il Fatto Quotidiano
 
Il Fatto Quotidiano
Le formiche sanno nuotare? Si incazzano, certo, lo sappiamo, ma sanno nuotare? Me lo chiedo guardandole sfilare vicino a una minuscola pozza d’acqua, ai bordi della pineta dal verde già un po’ stanco sotto un cielo impallidito che stinge un po’ la domenica. Intorno, fiumi di persone alla Versiliana, per il quarto compleanno di questo giornale, in una giornata storica come l’8 settembre settant’anni dopo. E la festa de Il Fatto che difende la Costituzione in mezzo agli italiani a colpe di firme potrebbe avere molto a che fare con questa data. Guardiamoci intorno, oltre le formiche, la pineta, la gente, il trambusto… Un Paese vuoto o ancor peggio svuotato, in cui nessuno si fida più di nessuno, non c’è più alcuna scala sociale ma ascensori quasi sempre manomess idove sale il denaro e il potere, a specchio, travestiti da persone. E il virtuale fa da alibi a una fisicità disperata e manomessa dal bisogno, le generazioni si combattono non in senso fisiologico ma patologico, non c’è memoria, quindi neppure identità né possibilità/capacità di prefigurare un futuro purchessia…
E su tutto è stesa una patina d’ipocrisia, come un cellophane che confezioni un sistema per conservarlo a tutti i costi anche se non respira, perché manca l’aria…ma siamo noi, le formiche di questo sistema… Quattro anni fa, quando uscì il primo numero di questo giornale e naturalmente spadroneggiava il Caimano e naturalmente l’opposizione faceva ridere e naturalmente non c’era un’idea politica degna di questo nome da comunicare a nessuno se non quella di “vincere le elezioni”, scrissi qui che era importantissimo e beneaugurante un nuovo giornale, sciolto dai soliti lacci e lacciuoli del sistema-Paese di cui non si parla mai abbastanza. Ma ancora più urgente era il germogliare di “nuovi lettori”, non solo acquirenti in edicola o sul web ma “cittadini”, individui consapevoli della necessità di una resistenza partigiana allo sfascio che va molto oltre Berlusconi e la sua scuola pratica di pensiero (!).
C’era bisogno, allora come oggi che il tutto precipita vertiginosamente come in una filastrocca di noi bambini, di italiani “diversi”, di una comunità che riscoprisse se stessa e i propri valori oltre il derby sul Berlusca e la difesa della legalità, più che necessaria imprescindibile, eppure non sufficiente per non rischiare di diventare poco più che una “nobile” mercanzia. Le feste del giornale sono andate e vanno in questa direzione, al netto delle abitudini consolidate di chi dovrebbe cambiar vita ma cerca sempre qualcuno che lo faccia prima di lui. Solo che ieri era l’8 settembre e come viene ricordato “da quel vuoto istituzionale (ri)partì l’Italia democratica”, ahimè finita oggi come vediamo. Soltanto considerando e vivendo appieno l’importanza simbolica di questa data ripartiremo anche noi, formiche che si incazzano e che sono costrette a saper nuotare o ad impararlo il prima possibile. La pozza si sta allargando a dismisura… Buon autunno, comunque.
(Oliviero Beha)