spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

giovedì 20 giugno 2013

rompere la spirale recessiva.

COME ROMPERE LA SPIRALE RECESSIVA DELLE ECONOMIE EUROPEE



John Maynard Keynes è certamente l’economista che influenzò maggiormente il pensiero economico nel secolo scorso. Tra le conclusioni cui Keynes giunse ce ne è una di grande attualità: quando un sistema economico si allontana dal livello di piena occupazione dei fattori produttivi (capitale e lavoro), non vi ritorna spontaneamente. Se un sistema economico entra in recessione e la politica economica non la contrasta, la recessione tende ad amplificarsi, l’economia ad avvitarsi Le strumentalizzazioni e le semplificazioni che sono state fatte del pensiero di Keynes possono non piacere, ma questa analisi è rimasta incontrastata nel tempo ed ha superato la verifica della storia.
 Per la prima volta dal dopoguerra alcune economie europee (Grecia, Spagna, Italia, ecc.) stanno sperimentando una fase di perdurante recessione, sia pur diversamente profonde. La Grecia, ad esempio, vedrà nel 2013 il suo sesto anno consecutivo di recessione (-3,8% di PIL atteso) dopo un 2012 che si chiuderà con un calo stimato del -6,5% . A fine Settembre (quindi a quasi 3/4 di anno) il Governo Italiano ha ribassato le sue stime di decrescita per il 2012 da -1,2% a -2,4%. La Confindustria ed alcuni centri di ricerca da molti mesi avvertivano che le precedenti previsioni del Governo per l’anno corrente erano ottimistiche. Per il 2013 il Governo prevede un calo del PIL solo del -0,2% ma – come vedremo fra breve – è ragionevole pensare che, ancora una volta, si tratti di una stima ottimistica. D’altra parte, proprio il “Corriere” di oggi riporta la valutazione del Ministro dell’Economia Grilli secondo cui la ripresa vera si vedrà solo nel 2015.
 Chiunque conosce un po’ l’economia sa perfettamente che previsioni a così lungo termine non hanno alcuna affidabilità, ma la strategia di comunicazione di rimandare la ripresa ad un futuro remoto è funzionale a non dover fare i conti con la realtà immediata. I cali del PIL italiano nel 2012 e quello atteso nel 2013 si manifestano dopo che i recuperi percentuali degli anni 2010 e 2011 (+1,8% e + 0,4%) non hanno recuperato neppure un terzo del calo cumulato del ‘PIL nel 2009 (-5,5%) e nel 2008 (-1,3%). Pertanto, se la situazione dell’Italia è quantitativamente diversa da quella della Grecia, qualitativamente essa è analoga, anche perché la decrescita italiana, come quella greca, è fortemente condizionata dalle politiche di austerità fiscale. La riflessione di Keynes sul non aggiustamento automatico e spontaneo delle economie moderne è, pertanto, più che mai attuale come base di partenza per una riflessione non conformista sugli strumenti necessari per uscire dalla perdurante recessione. Da cui, sostanzialmente, non si uscirà nel prevedibile futuro se non si invertiranno alcune scelte di politica economica.
 La politica economica italiana negli ultimi anni ha operato in maniera pro-ciclica anziché anti-ciclica. Lo ha riconosciuto anche il Presidente del Consiglio, pur definendolo “male necessario”. Le politiche economiche che in sede UE e presso gli organismi di cooperazione internazionale (FMI, OCSE) vengono sollecitate come risolutrici del problema della mancata crescita economica sono tipicamente politiche cosiddette “strutturali” (liberalizzazioni, contenimento della spesa pubblica, riforma del sistema previdenziale, ecc.), volte ad aumentare nel lungo termine la competitività dei Paesi in difficoltà. Queste sono certamente utili, ma non sufficienti in quanto richiedono decenni per dispiegare i loro effetti. Fatta eccezione per interventi di politica monetaria, sono però assenti altre politiche di natura congiunturale in grado di arrestare l’avvitamento delle economie e di ribaltarne l’andamento. Anzi, come si è detto, gli interventi congiunturali adottati hanno aggravato la crisi.
 La politica monetaria, per quanto riguarda la leva dei tassi, si rivela sempre più inefficace a stimolare gli investimenti in un contesto di decrescente livello di utilizzo degli impianti. A sua volta, la liquidità immessa a più riprese nel sistema bancario ha il pregio di evitare un aggravamento delle difficoltà dello stesso, ma tale liquidità aggiuntiva non rientra in circolo nel sistema economico se non in maniera frazionale, anche perché la qualità del credito si degrada nel tempo e le banche, vedendo crescere le sofferenze, si fanno sempre più selettive nella sua erogazione. Le preoccupazioni sull’impatto inflazionistico derivante dalla iniezione di liquidità nel sistema bancario appaiono, pertanto, infondate.

Tratto da: http://www.italianinsane.info/2012/come-rompere-la-spirale-recessiva-delle-economie-europee/