spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

mercoledì 17 luglio 2013

SMASCHERATO OBAMA, IL PRESIDENTE PALADINO DELLE LIBERTA' E DEL "NEW DEAL" USA.

Datagate: i falchi della cyber-guerra con Obama dal 2008



Quattro anni e mezzo dopo la sua prima, trionfale elezione, Barack Obama è nella burrasca: i suoi piani di cyber-guerra sono stati smascherati dall’ex analista della Cia e dell’Nsa, Edward Snowden, per catturare il quale la Casa Bianca è giunta a “sequestrare” l’aereo presidenziale di Evo Morales, imponendo ai paesi satelliti – Italia compresa – di negare il diritto di sorvolo al presidente della Bolivia, “atto di guerra” senza precedenti nella storia, in tempo di pace.
Rilette oggi, assumono tutt’altro sapore le tempestive cautele che Paolo Barnard espresse già nel novembre del lontano 2008, all’indomani dell’avvento di Obama: «Una delle regole più note del giornalismo anglosassone è “follow the money”». Cioè: “segui i soldi”, se vuoi capire la vera ragione delle cose.
Era già tutto scritto, nell’elenco dei sostenitori del “primo presidente nero”: tra i suoi massimi sponsor, figurava il complesso militare-industriale incaricato di fronteggiare l’ascesa della Cina ricorrendo all’arma decisiva della “guerra informatica”, quella che ora il dissidente Snowden ha messo in piazza così clamorosamente.
“Yes, we can”, era lo slogan della travolgente retorica di Obama. Tra le grandi promesse, tutte disattese, il ritiro dall’Afghanistan e la chiusura del Paolo Barnard lager-vergogna di Guantanamo.
Se possibile, Obama ha fatto di peggio: ha “inabissato” nell’Oceano Indiano la leggenda di Bin Laden, senza mai mostrarne la salma, dopo aver dichiarato di aver fatto assassinare il capo di Al Qaeda in un blitz in Pakistan, i cui autori – un reparto speciale dei Navy Seals – sono nel frattempo quasi tutti morti, uccisi a loro volta in circostanze così sospette da spingere gli stessi familiari ad aprire un contenzioso legale col governo.
Subito premiato col Nobel per la Pace, nel clima di sollievo mondiale per la fine dell’era Bush e delle sue guerre costruite a tavolino, sulla base di inaudite menzogne come le “armi di distruzione di massa” di Saddam, Barack Obama ha minacciato la Russia col ventilato dislocamento dello “scudo spaziale” nella Repubblica Ceca, poi ha attaccato la Libia mobilitando la Nato per far uccidere Gheddafi, mentre ha pilotato le “primavere arabe”, mentre le dittature alleate, le monarchie petrolifere del Golfo, soffocavano con durissime repressioni le sollevazioni democratiche in quei paesi. Infine, la Siria: migliaia di mercenari armati dalla Nato e assistiti da Turchia, Giordania, Qatar e Bahrein, per inscenare la sanguinosa recita della rivolta popolare contro Assad e mascherare la vera natura del piano, cioè assediare l’Iran.
Sono rimaste sottotraccia, solo sui media indipendenti, le continue denunce per i crimini Usa in Afghanistan, con le stragi di civili classificate come “danni collaterali” in seguito agli attacchi condotti coi droni, per assassinare sospetti leader della guerriglia, direttamente su ordine della Casa Bianca. Poi, la bomba Snowden e il tracollo dell’immagine di Obama, costretto ad ammettere che l’America ha allestito un sistema orwelliano di spionaggio di massa, che consente – via Internet – di violare qualsiasi comunicazione, acquisendo dati riservati che le permettono evidentemente di ricattare anche gli alleati, organizzando manovre segrete per condizionare quotidianamente politica ed economia.
Sorpresi? Non certo i detrattori dell’imperialismo Usa, mai teneri con Obama. Spicca, tra le critiche indipendenti, l’analisi di Barnard. Che, già nel 2008, ha spulciato i dati ufficiali scoprendo una verità non proprio in linea col trionfalismo generale di quelle ore. «Un primo sguardo ai dati pubblicati dalla “Federal Election Commission” americana – scriveva sul suo blog l’ex inviato di “Report” – fa risaltare la presenza dei “falchi” della finanza di Wall Street fra i maggiori gruppi che hanno versato nelle casse del neo-presidente». Sono proprio «gli Obamastessi che hanno giocato a biglie col futuro economico dell’intero pianeta», ovvero «Goldman Sachs, Jp Morgan Chase, Citigroup, Morgan Stanley».
Nel paragone fra i due contendenti alla Casa Bianca, dalle banche commerciali Obama ha ricevuto quasi un milione di dollari più di McCain. «Quando poi si considerano gli speculatori più selvaggi della finanza americana, e cioè gli Hedge Funds», il presidente nero ha battuto lo sconfitto bianco con un margine ancora più notevole, che supera il milione. «Questo forse spiega uno dei dettagli meno edificanti del passato politico di Obama: il suo voto al Congresso a favore del pacchetto di salvataggio sborsato direttamente dai contribuenti americani nelle tasche di Wall Street», misura destinata a costare «sudore e pene a milioni di cittadini per anni a venire», senza peraltro risolvere «neppure uno dei problemi strutturali della finanza impazzita di quel paese». Altre macchie vistose del finanziamento elettorale a Obama, i soldi intascati dall’industria del tabacco e quelli ricevuti dai colossi farmaceutici, i giganti della speculazione sulla salute: «La cosa è grave, poiché gli interessi di Big Pharma sono direttamente collegati al mantenimento del sistema sanitario privatizzato americano, causa di ineguaglianze sociali orrende». Senza contare che, nel Terzo Mondo, le multinazionali del farmaco «negano ancora farmaci salvavita o sconti sui brevetti a tanti popoli disperati».
«Di nuovo – scriveva Barnard – si fatica a trovare una moralità in questo aspetto di Obama: si comincia qui a sbirciare qualcosa della realtà dietro i suoi proclami retorici». Dietro le quinte, spunta l’influenza diretta delle peggiori lobby. Ma Obama non aveva rassicurato l’America raccontando di essere il candidato degli interessi della persona media, della famiglia media, dei poveri e degli svantaggiati? Peccato che «gli influenti lobbisti americani e gli studi legali (che negliUsa hanno un potere enorme)» abbiano dato al giovane candidato vittorioso «il triplo di quanto hanno dato a McCain», cioè 37 milioni di dollari contro neppure 11 milioni. «Questi non sono idealisti con lo sguardo perso nelle nuvole, sono personaggi – anzi, rapaci – che ci vedono benissimo». Domanda: «Perché hanno premiato Obama?». Per cercare una risposta vale sempre lo stesso consiglio, “follow the money”. A cominciare dai finanziamenti che Obama ha ricevuto dal comparto “salute e assicurazioni”: nonostante la promessa di realizzare una riforma rivoluzionaria sul sistema sanitario, il business evidentemente “sapeva” che non avrebbe mantenuto la parola, e ha dato più soldi a lui che a McCain. SnowdenQuasi 50 milioni di dollari: «Non sono spiccioli, e soprattutto non vengono donati a fondo perduto».
Ma lo choc vero e proprio – se riletto oggi, alla luce dello scandalo Datagate – arriva dove proprio non te l’aspetti, da uno che ha “incantato” l’America promettendo “speranza” e pace, dopo gli anni bui di George W. Bush e degli altri oligarchi del “Nuovo Secolo Americano”, quelli della “guerra preventiva”. L’incubo non era affatto finito. Per accorgersene, ricorda Barnard, bastava dare un’occhiata alla fonte del finanziamenti elettorali di Obama: «Alla voce “comunicazioni ed elettronica” si rimane di sasso», perché si scopre che il candidato democratico ha letteralmente stracciato McCain con una somma ben cinque volte superiore, oltre 21 milioni di dollari contro 4,3 milioni. «La cosa grave in questo caso sta nella comprensione di chi in realtà milita in quella categoria: alcune fra le più micidiali industrie di Guerre Stellari americane, di spionaggio e di intercettazioni», scriveva Barnard nel 2008. «Forse è per questo che Obama votò al Congresso la famigerata legge Fisa, quella cioè che permette lo spionaggio di immigrati o di americani considerati “alieni”, politicamente scomodi, e che fu aspramente contestata da tutti i maggiori gruppi per i diritti civili». Parole profetiche, come sappiamo. Corroborate sempre dalla “Federal Election Commission”: la quale rivela che Obama ha ottenuto più soldi di McCain persino dai finanziatori provenienti dall’industria bellica.