spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

domenica 4 agosto 2013

SPERIAMO BENE, BUONA FORTUNA VAL D'AGRI

Gela, la Procura apre inchiesta su bambini nati con malformazioni

La media è sei volte più alta di quella nazionale. L'ipotesi è che la causa possa essere l'inquinamento prodotto dal petrolchimico dell’Eni. E il gruppo che aveva già risarcito alcune famiglie per il caso Syndial fa sapere: "Se dovessero essere dimostrate responsabilità siamo pronti ad aiutare anche quelle vittime”

Petrolchimico di Gela
Diffusissima è l’ipospadia, una malformazione congenita all’apparato genitale, ma comuni sono anche i casi di bambini nati microcefali. Quasi una routine i casi di malformazioni genetiche tra le famiglie di operai ed ex dipendenti del petrolchimico dell’Eni. “Quando io e mio fratello gemello siamo nati senza alcun tipo di malformazione, in famiglia si è quasi gridato al miracolo per una cosa che in realtà dovrebbe essere normale” racconta Andrea Turco, ventenne figlio di un operaio dell’indotto petrolchimico. Già nei mesi scorsi le telecamere del fattoquotidiano.it erano arrivate a Gela per documentare la storia degli ex operai di Clorosoda, il reparto killer dell’Eni, e raccontare l’allarmante diffusione di malformazioni genetiche che si verificano ancora oggi, nonostante ampie porzioni del petrolchimico dovrebbero essere state bonificate. Adesso la procura guidata dalla dottoressa Lucia Iotti, che già aveva aperto un fascicolo su Clorosoda, ha deciso di indagare anche sull’alto tasso di malformazioni congenite, ricostruendo a livello storico la vicenda, e provando ad individuare i possibili responsabili. 
“Il problema è che a Gela è inquinato tutto: dall’acqua, agli ortaggi, al cibo con cui viene allevato il bestiame” aveva spiegato il genetista Sebastiano Bianca, perito della procura di Gela, ai microfoni del fattoquotidiano.it. L’alto tasso di malformazioni genetiche è dovuto ai distruttori endocrini, elementi derivati dalle sostanze inquinanti simili a quelle emesse dal petrolchimico: dal potenziale micidiale sono in grado di attaccare il tessuto provocando le malformazioni neonatali. Il problema per la procura è trovare il nesso causale, ovvero provare a livello scientifico, e quindi giudiziario, che i tumori e le malformazioni genetiche derivano dall’inquinamento prodotto dal petrolchimico. Nel 2006 a Priolo, pochi chilometri a nord di Gela, si era verificata una situazione simile. In quel caso, però, la Syndial, società dell’indotto Eni, aveva deciso di risarcire alcune famiglie danneggiate mentre le indagini erano ancora aperte: 101 casi di bambini nati con malformazioni genetiche erano costate più di undici milioni di euro, ma la vertenza era stata chiusa. Oggi Andrea Armaro, responsabile delle relazioni esterne dell’Eni in Sicilia, si esprime anche sul caso di Gela. “Se dovessero essere dimostrate responsabilità dell’Eni a Gela siamo pronti ad aiutare anche quelle vittime”. 
Il dottor Bianca però lancia l’allarme: “Non è una condizione che si può restringere ad alcuni casi, ma al contrario è una situazione che riguarda anche altro. Riguarda il futuro. Il problema principale è che qui a Gela in trent’anni non è cambiato nulla: pur avendo dismesso gran parte degli impianti del petrolchimico le percentuali di malformazioni sono rimaste stabili. Quindi il vero problema di questa città non sono le generazioni presenti ma quelle che future. Non sappiamo per quanto le condizioni rimarranno allarmanti. Il padre guarda il figlio che nasce e non può preoccuparsi soltanto per lui, ma anche per il nipote”. Una catena generazionale che negli ultimi anni sembra essere stata senza fine.