spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

venerdì 31 gennaio 2014

IL NEOLIBERISMO E L'ESALTAZIONE DEL LIBERO MERCATO, LA CRESCITA DELL'ANARCO-CAPITALISMO

NEOLIBERISMO ECONOMICO









Il neoliberismo è il paradigma economico-politico che definisce il nostro tempo: indica l’insieme delle politiche e dei processi che consentono a un gruppo relativamente ristretto di interessi privati di controllare il più possibile la vita sociale allo scopo di massimizzare i propri profitti. Inizialmente associato a Reagan e alla Thatcher, negli ultimi due decenni il neoliberismo è stato il credo economico-politico dominante a livello globale, adottato non solo dai partiti politici di centro e di destra, ma anche da buona parte della sinistra tradizionale.
Questi partiti, e le politiche adottate, rappresentano gli interessi diretti di investitori estremamente ricchi e di un numero esiguo di grandi imprese che hanno in mano l’economia di interi paesi. Il pensiero neoliberista sostiene la liberazione dell'economia dallo Stato, il libero mercato, la deregolamentazione, la fine di ogni chiusura doganale, il taglio delle tasse, il taglio della spesa pubblica, il pareggio di bilancio, la vendita del patrimonio dello Stato, la privatizzazione dei servizi pubblici, la difesa della proprietà privata e, soprattutto, la demolizione dello stato sociale, cioè, quell’insieme di servizi-diritti (scuola pubblica, sanità pubblica, previdenza, servizi sociali) mediante i quali uno Stato civile garantisce l’esistenza in vita alle categorie sociali più deboli. 

Il neoliberismo propone la superiorità della libera impresa sul protezionismo di Stato (modello statunitense). E’ la celebrazione del tipo d’uomo forte, il più abile nella lotta per la sopravvivenza, l’uomo che conta solo su sè stesso per riuscire nella vita, nonché, del libero mercato come unica legge assoluta cui devono assoggettarsi la politica e lo stesso Stato (unici veri garanti del bene comune in un paese civile!). William Graham Sumner, una delle figure che più hanno ispirato la politica dei partiti 
di destra, nonché, delle classi dirigenti criminali di tutti gli stati nazionali del pianeta, all’alba del Ventesimo Secolo scrive: “Comprendiamo bene che non possiamo uscire da questa alternativa: 1) libertà (ovvero, assenza di regole che garantiscano i diritti di ogni singola persona), disuguaglianza, sopravvivenza del più abile; 2) assenza di libertà, uguaglianza, sopravvivenza del meno abile. La prima formula fa avanzare la società e favorisce i suoi membri più dotati, la seconda fa regredire la società e 
favorisce i membri più arretrati. La carità pubblica o privata non può ridurre il numero di indigenti e non può che incoraggiare l’imprevidenza”. Quindi, in un Paese, non può esserci vero progresso se si garantisce la sopravvivenza del meno abile. La diretta conseguenza di ciò è la legittimazione dello sterminio dei 
ceti deboli, dei soprannumerari, di quelle “vite da scarto”, “detriti dolorosi dell’umanità” che costituiscono le masse proletarie e sottoproletarie. 

I sostenitori del neoliberismo (capitalisti), portando come prova la notevole crescita economica registrata negli Stati che hanno adottato questa linea di sviluppo, spiegano che favorendo la libertà di mercato si ingenera nel lungo periodo una generale crescita dell'economia in termini di PIL e di livello di scambio tra paesi 
lontani (“globalizzazione”). Nei fatti, il neoliberismo, non ha portato benessere a tutta l'umanità, ma ha accentuato le disuguaglianze fra le differenti classi sociali all'interno dello stesso Paese e le sperequazioni esistenti tra i paesi ricchi ed il "sud" del mondo. Ovvero è aumentata la ricchezza di alcuni paesi e delle multinazionali a scapito della maggioranza delle popolazioni. 
In verità, gli esiti (scopi) finali delle politiche neoliberiste sono l’indebolimento dell’unità economico-politica dello Stato attraverso la divisione territoriale (“federalismo”) e la privatizzazione dei servizi, il fallimento guidato dello Stato e la conseguente svendita ai privati del suo patrimonio, la concentrazione della proprietà 
di estese aree territoriali, nonché, delle attività produttive che ivi hanno luogo nelle mani di pochi privati cittadini ed infine il trasferimento della sovranità politica dell’oramai ex-Stato nelle mani dei suddetti privati cittadini evento, questo, che determina la fase conclusiva dell’evoluzione del potere autocratico dalla forma 
mimetica e deresponsabilizzata della “democrazia”, nella quale si è nascosto negli ultimi due secoli, a quella palese-autoritaria della “monarchia feudale” (principati territoriali) e della “schiavitù” per le popolazioni, inaugurando un nuovo ciclo storico. 

Shock economy 
La giornalista canadese Naomi Klein nel saggio Shock economy, pubblicato nel settembre del 2007, denuncia il carattere antidemocratico del neoliberismo. Il libro studia gli effetti e le applicazioni delle teorie liberiste di Milton Friedman e della 
Scuola di Chicago in diversi Stati del pianeta, dagli anni sessanta fino al 2007. La tesi è che attraverso pratiche spregiudicate, che comportano l'uso dei media e lo sfruttamento della confusione e dello shock causati da eventi come guerre, cataclismi, crisi economiche pilotate, le grandi istituzioni finanziarie mettano sotto pressione i governi tramite lo strumento del debito (Banca Mondiale, WTO, FMI) per far approvare riforme liberiste contro gli interessi generali delle popolazioni e a favore di lobby e multinazionali. L'applicazione di queste politiche (che prevedono 
privatizzazioni, tagli alla spesa pubblica con conseguente smantellamento dei servizi pubblici e liberalizzazioni dei salari) viene effettuata sempre senza il consenso popolare, approfittando dello stato di shock in cui versano le popolazioni, ed ha come 
esito finale la crescita della disoccupazione, il generale impoverimento delle masse e la progressiva concentrazione del potere politico ed economico dello Stato nelle mani 
di un numero esiguo di privati cittadini.Tra questi shock l'autrice annovera le torture ed il regime di Pinochet in Cile nel 
1973, il crollo del muro di Berlino e l'instabilità economica in Polonia e Russia all'inizio degli anni ottanta, l'inflazione inarrestabile in Bolivia, la guerra delle Falkland per Argentina ed anche in Gran Bretagna, la guerra in Iraq e la distruzione 
di New Orleans per opera dell'Uragano Katrina in tempi più recenti.