spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

mercoledì 22 gennaio 2014

PADANO ITALICUM Legge elettorale, primo rinvio sul caso Lega.

Legge elettorale, primo rinvio per l’Italicum: stop per trovare un “salva Lega”

Il Pd sta continuando a modificare il testo. Difficoltà dovute soprattutto a una norma per tutelare il Carroccio e gli altri partiti regionali. Intanto il testo finisce nel mirino del Parlamento: e i renziani in commissione sono in minoranza. D'Alema: "Le Camere approfondiranno e correggeranno"




Il testo della riforma elettorale non è ancora pronto e la sua presentazione in commissione Affari Costituzionali della Camera slitta ad una seduta serale. Di fatto è il primo rinvio di una riforma che ha già vita difficile. Al centro delle correzioni c’è la norma “salva Lega“. Sarebbero i dubbi dei partiti piccoli ma non “territoriali” e anche di una parte del Pd a frenare l’introduzione della “clausola di garanzia” per il Carroccio che riprende un comma del Porcellum. Il problema della Lega – con l’Italicum – è quello di tutti i partiti più piccoli, d’altronde: la soglia di sbarramento del 5% per entrare in Parlamento è lontana (e lo è ancora di più nel caso corressero da soli: lì bisogna arrivare all’8%). Nel 2013 la Lega arrivò al 3,9%. Ma a differenza degli altri “partitini” la Lega può vantare, come si sa, percentuali alte in alcune zone del nord. E per esempio la “Porcata” di Calderoli prevedeva una clausola di salvezza per i movimenti regionali con una “wild card” per le liste che avessero raggiunto il 10% in almeno tre regioni. 
Sisto (che in mattinata aveva proposto di chiamare la legge Sixtus e non Italicum…) comunque minimizza: il testo della riforma “è sostanzialmente pronto” ma occorre ancora definire “due residuali problemi di tipo aritmetico”. Se il testo base non dovesse essere disponibile entro oggi, la prima commissione di Montecitorio dovrebbe convocare altre sedute venerdì, sabato e domenica per rispettare i tempi di approdo in Aula. 
I numeri di Montecitorio contro Renzi
Il punto è che la bozza Renzi, uscita fuori dopo l’accordo con Silvio Berlusconi è al centro del mirino del Parlamento. I numeri alla Camera non giocano a favore del segretario Pd. Ciò che non hanno potutoGianni Cuperlo e i partiti minori, insomma, potrebbero i “colleghi democratici” in commissione Affari costituzionali alla Camera. Questione di numeri. Di cosa si tratta? Scalfire la blindatura di Matteo Renzisulla bozza della nuova legge elettorale concepita a tavolino con Silvio Berlusconi. Nella giornata di ieri, il segretario democratico ha ripetuto come un mantra un concetto: solo il Parlamento può modificare l’Italicum, non il Pd, che ha approvato a larghissima maggioranza il nuovo sistema di voto nella direzione dem di domenica scorsa. Così non è. O, meglio, la realtà potrebbe essere diversa da quella prospettata dall’ex rottamatore. A ricordarglielo è stata l’ex presidente del Pd Rosi Bindi, che ha sottolineato come nell’organismo parlamentare da cui gioco forza dovrà passare Renzi non ha i numeri per imporre il suo diktat. “Insieme agli altri partiti abbiamo la maggioranza” ha detto l’ex ministro uscendo ieri dalla Camera e la matematica le dà di certo ragione. Dei 21 componenti dem all’interno della commissione, infatti, solo 9 sono di estrazione renziana, mentre i restanti 12 o non si sono espressi oppure rappresentano la cosiddetta sinistra del Pd, ovvero quella che negli ultimi giorni sta provando a mettere i bastoni tra le ruote al sindaco di Firenze.
Renziani in minoranza nella commissione Affari Costituzionali
E non sono solo i numeri a far preoccupare Renzi, ma anche i nomi di coloro che potrebbero presentare emendamenti in grado di minare i capisaldi dell’Italicum. Della commissione, infatti, fanno parte Rosi Bindi, il presidente dimissionario Gianni Cuperlo, l’ex segretario Pier Luigi Bersani, il bersaniano D’Attorre e tutta una serie di esponenti non proprio vicini al leader. Morale della favola: se questi ultimi dovessero presentare emendamenti (c’è tempo fino a venerdì), il segretario sarebbe costretto a far buon viso a cattivo gioco. E i segnali, in tal senso, non fanno sperare nulla di buono per l’equilibrio interno del Pd. La minoranza interna, del resto, ha già puntato la preda: i listini bloccati. Per molti, Renzi sarà costretto a modificarli o magari a eliminarli del tutto con l’introduzione delle preferenze. Rosi Bindi, come riporta la Stampa, ne è certa.Matteo Orfini, dei Giovani Turchi, non è dello stesso parere: “Presentare emendamenti di corrente dopo il voto della Direzione significa fare un altro partito. O cambia la linea del Pd o io emendamenti di corrente non li voto” ha detto l’esponente democratico alla Stampa. L’ex presidente del Pd è andata anche oltre, auspicando anche l’innalzamento della soglia minima per il premio di maggioranza e l’abbassamento delle soglie di sbarramento per non “cannibalizzare” i piccoli partiti.
Maran (Sc) lascia incarico in Commissione in polemica con Renzi
Su questi due punti, tuttavia, Renzi era stato molto chiaro nella riunione di ieri con i deputati del suo partito: “Premio di maggioranza e ballottaggio non si toccano” aveva detto. E i partitini? “Si arrangino” era stata la sentenza. Un’uscita che oggi ha avuto una prima conseguenza plastica: il senatore Alessandro Maran(Scelta Civica) ha lasciato il suo incarico di relatore al testo sul finanziamento dei partiti in aperta polemica con il segretario del Pd, colpevole di aver “ridicolizzato” il partito fondato da Mario Monti (e le relative proposte). ”Non posso continuare ad accettare che Scelta Civica vada bene al Partito Democraticoquando c’è da tirare la carretta e sostenere ogni provvedimento del governo per venire poi presa a calci e ridicolizzata dal suo segretario quando si azzarda a offrire alla maggioranza e all’esecutivo le proprie proposte politiche. In modo particolare se si considera che le idee che abbiamo proposto in questi mesi, porto ad esempio le proposte Ichino sul lavoro hanno avuto nel Partito Democratico il principale ostacolo”.
D’Alema: “Parlamento approfondirà e correggerà riforme”
A confermare le possibilità di cambiamento dell’Italicum evidenziate ieri da Renzi (“Parlamento può modificare, Pd no”), da Parigi sono arrivate le parole dell’ex premier Massimo D’Alema, non proprio un alleato del segretario democratico. “Le riforme istituzionali sono necessarie per il nostro Paese, certamente bisogna farle bene. Il Parlamento discuterà e approfondirà” ha detto l’ex ministro a margine di un convegno della fondazione Jean Jaures, a Parigi. Non solo. “Che ci sia la volontà comune di arrivare a delle riforme è certamente un fatto sicuramente molto positivo – ha aggiunto D’Alema – si è aperto un processo che spero si concluda con le migliori soluzioni. Certo, naturalmente nella libertà del parlamento di approfondire, correggere, decidere, secondo le regole democratiche normali”. Un attacco in più alle certezze di Renzi di far accettare la sua proposta di legge senza alcuna modifica.
Financial Times: “Renzi ha riacceso nuove speranze”
Giornata di preoccupazione, quindi, per Matteo Renzi, che invece ha incassato con grande soddisfazione l’endorsement del Financial Times. A sentire il quotidiano britannico, infatti, finora “la litigiosa coalizione al governo guidata da Enrico Letta ha fallito nel portare l’Italia sul sentiero di una significativa riforma politica. Ma l’elezione di Matteo Renzi a segretario del Pd ha riacceso nuove speranze per una riforma”. Così, in un editoriale dal titolo “Diamo una chance alle riforme a Roma”, il il giornale economico-finanziario del Regno Unito ha elogiato il lavoro del segretario sulla legge elettorale, ripercorrendo le ultime mosse messe in campo dal leader del centrosinistra, a partire dall’incontro con Silvio Berlusconi. “L’accordo tra Renzi eBerlusconi è un male necessario” ha osservato il Ft, sottolineando come “visto che gli altri partiti hanno mostrato scarso interesse nell’approvare una legge elettorale che garantisca maggioranze praticabili”, Renzi “non aveva altra opzione” che un accordo con il Cavaliere. Apprezzamento per l’accordo era arrivato nei giorni scorsi era arrivato anche dal New York Times.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/22/legge-elettorale-manca-il-testo-in-commissione-primo-rinvio-per-litalicum/853299/