spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

lunedì 20 gennaio 2014

UN PIANETA INGIUSTO, DOVE POCHI SI SONO ARRICCHITI SULLE SPALLE DEI PIU' POVERI EVADENDO IL FISCO E INFLUENZANDO LA POLITICA.

La ricchezza di 85 “paperoni” è pari a quella della metà più povera del pianeta

Il rapporto dell'Oxfam fotografa un pianeta dove le élite si sono arricchite sulle spalle dei poveri, evadendo il fisco e influenzando la politica. E chiede di "reprimere più severamente segretezza finanziaria ed evasione". Il direttore dell'Fmi: "Benefici della crescita goduti da troppe poche persone"

Povertà
Un pianeta ingiusto, dove le élite si sono arricchite sulle spalle dei più poveri, evadendo il fisco e influenzando la politica. Al punto che le 85 persone più ricche del mondo detengono una ricchezza di 1.200 miliardi di euro, pari a quella della metà più povera della popolazione mondiale, ovvero 3,5 miliardi di individui. E’ la fotografia scattata dal rapporto “working for the few” dell’Oxfam, pubblicato in concomitanza con i lavori del World economic forum di Davos.
“L’aumentare delle diseguaglianze sta creando un circolo vizioso nel quale la ricchezza e il potere si concentrano sempre di più nelle mani di pochi, lasciando il resto di noi a lottare per le briciole rimaste sul tavolo”, denuncia il direttore generale di Oxfam, Winnie Byanyima, segnalando il timore che questa sproporzionata concentrazione di risorse minacci sempre più la stabilità politica e diventi un detonatore ditensioni sociali nelle varie aree del mondo.
“Presa di potere da parte delle ricche élite internazionali”La situazione, afferma la ong, non è un prodotto del caso. Le crescenti diseguaglianze sono frutto di una “presa sul potere” da parte delle ricche élite internazionali, che hanno influenzato i processi politici per alterare a proprio favore le regole del sistema economico. Durante i quattro giorni di incontri e seminari ai quali interverranno i potenti del mondo radunatisi nell’esclusiva stazione sciistica svizzera, l’Oxfam chiederà ai partecipanti al forum di impegnarsi su una serie di temi. Dal sostegno alla tassazione progessiva all’impegno a non nascondere le proprie ricchezze al fisco trasferendole nei paradisi fiscali; dall’astenersi dall’usare la propria influenza per ottenere favori dalla politica all’introduzione di salari dignitosi nelle aziende da loro controllate.
Il rischio è di finire in un circolo vizioso, perché “gli individui più ricchi hanno accesso a migliori opportunità educative, sanitarie e lavorative, regole fiscali più vantaggiose e possono influenzare le decisioni politiche in modo che questi vantaggi siano trasmessi ai loro figli”.
Un problema che riguarda l’intero pianeta, dall’Africa agli Usa
Il problema riguarda l’intero pianeta, dai Paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo, dove l’opinione pubblicaha sempre più consapevolezza della concentrazione di potere e privilegi nelle mani di pochissimi. Dai sondaggi che l’Oxfam ha condotto in India, Sud Africa, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti, la maggior parte degli intervistati è infatti convinta che le leggi siano scritte e concepite per favorire i più ricchi.
In Africa le grandi multinazionali sfruttano la propria influenza per evitare l’imposizione fiscale e le royalties, riducendo in tal modo la disponibilità di risorse che i governi potrebbero utilizzare per combattere la povertà. E in India il numero di miliardari è aumentato di dieci volte negli ultimi dieci anni a seguito di politiche fiscali altamente regressive, mentre il Paese è tra gli ultimi del mondo se si analizza l’accesso globale a un’alimentazione sana e nutriente.
Il problema riguarda anche i Paesi più ricchi. A partire dagli Stati Uniti, dove il reddito dell’1% della popolazione aumenta continuamente e ha raggiunto i livelli più alti dalla vigilia della Grande depressione. Recenti studi statistici hanno dimostrato che, proprio in Nord America, gli interessi della classe benestante sono eccessivamente rappresentati dal governo rispetto a quelli della classe mediaUn problema contro cui ha promesso di battersi il nuovo sindaco di New York, Bill de Blasio.
Lagarde: “Benefici della crescita goduti da troppe poche persone”Per segnalare la minaccia della disuguaglianza dei redditi per l’economia globale è intervenuta anche il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, dicendosi preoccupata per il fatto che i frutti della crescita in molti paesi non siano condivisi. “I leader al World economic forum devono ricordare che in troppi Paesi i benefici della crescita sono goduti da troppe poche persone”, ha affermato alFinancial Times.
E il messaggio – riporta il quotidiano britannico – sembra essere recepito: il premier giapponese Shinzo Abe arriva a Davos con un messaggio per le aziende nipponiche, ovvero aumentare i salari, facendo eco al suo omologo David Cameron, che la scorsa settimana ha avanzato una richiesta simile.
“Reprimere più severamente segretezza finanziaria ed evasione”
Non è una novità, d’altronde, che il tema della disuguaglianza è entrato da tempo nell’agenda globale: il presidente americano Barack Obama lo ha identificato come una priorità del 2014, e proprio il World economic forum ha posto le disparità di reddito come il secondo maggiore pericolo nei prossimi 12-18 mesi, mettendo in guardia su come stia minando la stabilità sociale e “minacciando la sicurezza su scala globale“.
L’Oxfam chiede quindi ai governi di affrontare la diseguaglianza reprimendo più severamente la segretezza finanziaria e l’evasione fiscale, anche attraverso il G20; investendo nell’istruzione universale e nell’assistenza sanitaria; e concordando un obiettivo globale che inquadri la disuguaglianza estrema in ogni Paese all’interno dei negoziati per gli obiettivi di sviluppo sostenibile post 2015.