spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

venerdì 10 gennaio 2014

PENA DI MORTE PER I MARO', RIUNIONE BONINO LETTA.

Pena di morte per i marò, il ministro indiano: “Valuteremo in due-tre giorni”

Il titolare dell'Interno deve decidere se - e secondo quali leggi - concedere alla polizia investigativa l'autorizzazione a perseguire i fucilieri Latorre e Girone. Per la stampa indiana, il ministero si appresta a dare il via libera, utilizzando una norma che prevede la pena capitale. De Mistura: "Sarebbe inaccettabile". Riunione tra Bonino e Letta per discutere della questione

Marò
La notizia ha inevitabilmente mobilitato i vertici della politica nostrana. Il ministro degli Esteri Emma Bonino ha annunciato che nel pomeriggio vedrà il premier Enrico Letta per parlare della questione, mentre Staffan De mistura, inviato del governo per il caso marò, ha affermato che se l’India decidesse di ricorrere al Sua Act, la legge antipirateria che prevede anche la pena di morte, sarebbe “inaccettabile” e “noi nel caso prenderemmo le nostre contromisure”.
A complicare la vicenda, intervengono le indiscrezioni della stampa locale. Secondo il quotidiano Hindustan Times, la polizia sta per ricevere il via libera da parte del ministero dell’Interno per presentare un rapporto sulla vicenda, utilizzando una legge indiana – il Sua Act – per la repressione della pirateria che prevede la pena di morte. Il giornale, citando un alto responsabile governativo che ha chiesto di non essere identificato, sostiene che al riguardo “c’è accordo” fra i ministri del governo. Ma su questa circostanza, la stampa indiana non è concorde. Il Mail Today cita un’altra fonte del ministero, che riferisce: “Non possiamo dare una autorizzazione alla Nia per l’incriminazione fino a quando non riceveremo un parere legale che stiamo aspettando”.
Il 9 gennaio, il tema era stato discusso in un incontro tra i titolari dell’Interno, della Giustizia e degli Esteri. Quest’ultimo, Salman Khurshid, aveva ricordato al collega degli Interni che l’India ha dato assicurazione all’Italia che la vicenda dei marò “non rientra nei casi in cui si può applicare la pena di morte”. Nella stessa direzione andava la sentenza del 18 gennaio 2013 della Corte Suprema, che aveva indicato i quattro strumenti e leggi da prendere in considerazione per il processo, tra cui non figura il Sua Act.