spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

martedì 7 gennaio 2014

RENATO BRUNETTA PREVEDE L'USCITA DI SACCOMANNI DAL GOVERNO

La bomba di Brunetta su via XX Settembre
Dopo Fassina via anche Saccomanni: ecco la previsione del capogruppo alla Camera di Fi.
Pure il ministro è contro Renzi.



Renato Brunetta ora si mette a fare previsioni e sul Ministero dell’Economia di via XX settembre vede adombrarsi fosche nubi. Partendo dall’intervista rilasciata a Repubblica dal ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, Brunetta ha previsto per il titolare del dicastero economico il rischio di una fine anticipata del proprio incarico: ”Imperturbabile, come se le vicende disastrose dell’economia italiana non fossero affar suo, il ministro continua a descrivere un mondo che non è quello degli italiani. Beato lui. Vede la ripresa dove non c’è: Su questo, per la verità, ha le visioni da mesi e da mesi viene brutalmente smentito. Allo stesso modo, ha le visioni sulla pressione fiscale: mentre la fa aumentare con la peggiore Legge di stabilità degli ultimi anni, Saccomanni la vede in riduzione. Ancora una volta, beato lui”.
E non è andato tenero di certo il capogruppo alla Camera di Forza Italia che ha attaccato anche sul versante casa: ”Di fronte al caos casa che sarà la tomba del governo di cui fa parte e la tomba del segretario del Partito democratico, Matteo Renzi, per esempio, fa finta di non vedere. Le uniche cose buone che Saccomanni rivendica nell’intervista, dal pagamento dei debiti delle PA all’accordo con la Svizzera, sono idee di Forza Italia: realizzata peraltro in ritardo e in maniera minimalista la prima; fortemente sbandierata, ma ancora inattuata, la seconda. Su un altro disastro, quello della Banca d’Italia, invece, dopo la reprimenda della Bce, Saccomanni non dice nulla. Sorvola. Come abbiamo detto, lui i problemi li rimuove”.
Ed infine la catastrofica previsione su via XX Settembre: “Il ministro va contro Renzi, segretario del partito maggiore azionista del suo governo, sulla ricontrattazione del limite del 3% nel rapporto deficit/Pil degli Stati dell’area euro, preferendo l’obbedienza cieca alle burocrazie di Bruxelles (l’unica cosa che gli sta a cuore) piuttosto che il protagonismo riformatore. Che dire? Farà presto la fine di Fassina, senza avere i meriti e il coraggio di Fassina”.