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mercoledì 8 gennaio 2014

Salva Roma bocciato in commissione: “Incostituzionale”. Poi sì dal Senato

Salva Roma bocciato in commissione: “Incostituzionale”. Poi sì dal Senato

Torna il testo già bloccato da Napolitano. Doveva essere "ripulito", invece le opposizioni (Cinque Stelle e centrodestra) votano compatte e bloccano il provvedimento. Endrizzi (M5s): "Contiene parti di articoli contenuti in un precedente decreto decaduto". Ma l'Aula fa proseguire il normale iter





Bocciato in commissione, salvato dall’Aula del Senato. Continua il cammino a dir poco accidentato del decreto Salva Roma. Dopo essere stato fatto a coriandoli dal Quirinale prima di Natale, essere smembrato dal governo e essere stato “riqualificato”, questa volta la bocciatura è arrivata in commissione Affari Costituzionali, al Senato, secondo la quale al testo mancavano i presupposti di costituzionalità. Poi il provvedimento è stato riacciuffato per i capelli perché l’Aula del Senato ha respinto la decisione della commissione. 
La commissione aveva respinto per parità di voti (9 a 9) i presupposti di costituzionalità. Un risultato possibile da una parte con il voto compatto delle opposizioni (Forza ItaliaCinque StelleLega e Gal) e dall’altra per l’assenza di alcuni senatori del Pd e di Scelta Civica che si erano allontanati al momento della votazione. A norma di regolamento, in casi come questo, la conferma della bocciatura dei presupposti di costituzionalità deve avvenire anche in Aula. Ma qui gli equilibri si sono confermati diversi: hanno votato contro il parere formulato dalla prima commissione 159 senatori, 111 quelli favorevoli. 
“Sono state evidenziate le insanabili lacune – dichiara Giovanni Endrizzi (M5s) – Oltre all’eterogeneità di materia, contiene parti di articoli contenuti in un precedente decreto decaduto e dunque non più reiterabili”. In particolare, spiega Endrizzi, sono commi e articoli che riguardano l’Expo 2015, Roma Capitale e Province. “Cos’ha firmato allora il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano? – si chiede Endrizzi – Se un governo ritira un decreto, non lo può più presentare. E’ materia su cui si è pronunciata la Corte Costituzionale”. A rimorchio arriva anche Forza Italia: “Il contenuto del decreto – dichiara la vicecapogruppo al Senato Anna Maria Bernini – è la rappresentazione plastica della motivazione per la quale Fi è uscita dalla maggioranza. Non solo è un’incompiuta e ma un abuso politico e costituzionale. Il nostro voto sarà conforme a quello già espresso in commissione”. Secondo Patrizia Bisinella (capogruppo della Lega Nord in commissione) “è una beffa che si aggiunge a un enorme danno. I presupposti di costituzionalità sono manifestamente assenti, l’utilizzo della decretazione d’urgenza è sottoposta al rispetto di determinate condizioni: qui parliamo di un decreto legge reiterato, che riprende disposizioni di un decreto legge non convertito e anzi ritirato. Si tratta di un nuovo decreto per salvare Roma dalla bancarotta, è un decreto legge eterogeneo, mancano i presupposti di straordinarietà e di emergenza”. E infine una previsione: “Ricordatevi anche – ha detto ai rappresentanti del governo – che anche una volta approvato il decreto, può sempre intervenire la Corte Costituzionale…”.
Per Miguel Gotor (Pd) è stato solo un incidente tecnico e senza rilievo politico. “Naturalmente questo incidente è stato strumentalizzato dalle opposizioni, in particolare dalla Lega. Lo stanno cavalcando con la consueta propaganda ma sarà una cavalcata breve perché tra qualche minuto – assicura Gotor – il Senato voterà a favore del decreto. L’Aula è sovrana e l’incidente potrà dirsi chiuso”. Così è stato