spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

martedì 22 ottobre 2013

ALFANO: LA LEGGE DI STABILITA' NON E' IL QUINTO VANGELO

Alfano apre alla maggioranza: "La manovra non è Vangelo"
Il vicepremier ammette: "La legge di Stabilità è fatta di luci e ombre". E assicura: "Grandi margini di migliorabilità". Ma bacchetta chi la critica







La legge di Stabilità arriva in parlamento. La discussione sulla manovra confezionata dal governo Letta parte dall'Aula di Palazzo Madama dove la maggioranza annuncia una battaglia serrata.
"La legge di stabilità non è il quinto Vangelo - ha assicurato il vicepremier Angelino Alfano - ci sono grandi margini in Parlamento per intervenire".
Intervistato da Radio Anch’io, il segretario del Pdl ha ammesso che nella manovra ci sono "luci ed ombre" e che, proprio per questo, "serve un approccio costruttivo". "Chi dice solo che non va bene vuol dire che intende far cadere il governo".
Se da una parte apre alle richieste di modifiche avanzate dai partiti che sostengono la maggioranza, dall'altra non accetta chi critica la manovra tout court. "Sulla legge di Stabilità ci siamo sentiti dire che è mancato il coraggio, sono mancati i soldi", ha spiegato Alfano rivendicando che la manovra da oltre 11 miliardi di euro è composta da tagli per oltre un terzo e non prevede aumenti fiscali. "Ci sono 3 miliardi di euro di investimenti in opere pubbliche - continua il vicepremier - oltre un miliardo ai Comuni per piccole opere subito cantierabili". E ancora: viene rifinanziata la social card, che è stata una "invenzione" del governo Berlusconi. Secondo Alfano, l'esecutivo ha agito per "difendere il potere acquisto del ceto medio" realizzando una manovra che "non gravasse sulle tasche dei cittadini". Per quanto riguarda il nuovo sistema di tassazione sulla casa (Tasi) ha quindi assicurato che i contribuenti italiani non subiranno alcuna stangata: "Il gettito totale della manovra sulla casa sarà inferiore a quello precedente".
Alfano conta sul Pdl per migliorare la manovra durante l'iter parlamentare. Da limare è appunto il comparto della pressione fiscale. Il partito guidato da Silvio Berlusconi ha, infatti, tre obiettivi nella manovra di finanza pubblica: meno tasse a imprese e famiglie, meno spesa pubblica e meno debito pubblico. "Lavoreremo per rafforzare questi tre pilastri della nostra ricetta economica", ha spiegato il segretario del Pdl allontanando qualsiasi ipotesi scissione interna al partito. "Ne hanno parlato solo i giornali, io non ho mai pronunciato questa parola - ha continuato - lavorerò per l’unità intorno a Berlusconi e questo è un intendimento di tantissimi di noi".