spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

mercoledì 23 ottobre 2013

BORGHI: IN ITALIA NESSUN PARTITO ANTIEURO

Perché (purtroppo) in Italia non nascerà un partito anti euro. Parla l’economista Borghi





Un partito antieuro anche in Italia? “Il tempo per la costruzione potenziale di un partito anti euro che diventi addirittura maggioritario purtroppo sarà sorpassato dagli eventi, vale a dire che noi non reggeremo fino alle prossime elezioni”. Commenta così i possibili riverberi italiani delle elezioni tedesche Claudio Borghi, docente di economia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, editorialista del Giornale ed esponente di spicco di quel filone di prof molto euroscettici.
La vittoria netta della Merkel inasprirà i provvedimenti per i Paesi Piigs?
Non ci sarà un inasprimento, ma assolutamente un mantenimento della situazione attuale. Vale a dire un mandato dei tedeschi alla Cancelliera a continuare così come fatto fino ad ora. Per cui non vedo all’orizzonte alcun tipo di cambiamento, ma posso prevedere che quando i nodi verranno al pettine, e ci sarà bisogno di un altro esborso per la Grecia, rivivremo il bis delle contingenze vissute nei momenti peggiori della crisi. Si faranno dei bei vertici, sempre sull’onda dell’emergenza, fino a quando non verranno contabilizzate le perdite.
Carlo Pelanda ha sostenuto che se l’Italia vuole controbilanciare il potere di Berlino non deve puntare su riforme impossibili ma allearsi con Berlino in nome del Ppe e in chiave pro Usa, che ne pensa?
Secondo me è un’illusione, perché noi non possiamo dare nulla in cambio, per cui vincono a mani basse. Dobbiamo metterci in testa che la Germania è un nostro concorrente, e sarebbe un controsenso unirsi a loro dal momento che uno dei due deve vincere. L’unica mossa che potremmo pensare di fare è allearci con la Francia, ma al momento loro sono ovviamente illusi di riuscire ad ottenere più vantaggi che svantaggi dalla situazione generale.
Cosa ci resta allora?
Credo dovremo fare da soli.
Come valutare la performance degli anti euro di Alternativa per la Germania giunti a un soffio dal 5%?
Il loro ragionamento è molto lineare: in buona sostanza si rendono conto che la costruzione della moneta unica, così com’è, non potrà rimanere a lungo perché tenuta su da premesse non realistiche dal punto di vista economico. E potrà risolversi solo con trasferimenti interni, oppure con la dissoluzione dell’eurozona. Non per nulla buona parte dei promotori di Afd sono economisti, e in maniera molto opportunistica hanno cercato di giocare su argomenti che, dal punto di vista elettorale, fanno sempre presa. Del tipo “noi non dovremo mai pagare per gli altri”. Che, tra l’altro, è un elemento che incarna solo una faccia della medaglia dal momento che, come sappiamo benissimo, l’Italia sta pagando più della Germania piuttosto che il contrario. Ma elettoralmente funziona e argomenti simili li abbiamo ascoltati anche noi nei primi anni della Lega. Chiariamolo: non è che il Nord non si avvantaggiasse dalla moneta debole.
Ovvero?
Il settentrione si sarebbe avvantaggiato largamente dall’avere una lira anziché il conio padano, chiamiamolo così, che probabilmente sarebbe stato forte più o meno come il marco tedesco con la conseguente minore facilità per l’industria di prosperare. Ma ovviamente questi passaggi non sono stati messi in luce. Dall’altro lato la vulgata è “noi non vogliamo pagare per il meridione”. Quindi, trattandosi di un tema che fa presa, mi auguravo che avrebbero recuperato consensi centrando la soglia minima.
Illusorio pensare anche in Italia a un partito anti euro ma non di pancia o grillino bensì di respiro accademico come Afd?
Come si può facilmente immaginare, ci abbiamo pensato e in tanti lo chiedono anche a me. Il tempo per la costruzione potenziale di un partito anti euro che diventi addirittura maggioritario purtroppo sarà sorpassato dagli eventi, vale a dire che noi non reggeremo fino alle prossime elezioni a cui arriveremo stremati, per poi dopo voler fare un esordio. Resta una delle opzioni ma con un sistema maggioritario così come abbiamo in Italia non sembra realistica, anche perché i media sono abbastanza globalmente in mano delle forze euriste.
Quale l’alternativa, dunque, secondo lei?
Per chi intende denunciare tutte le strutture dell’eurozona, l’unica alternativa praticabile è quella di informare. Ma i tempi non sono per niente maturi: domina il terrorismo, proliferano i messaggi fuorvianti come quello che se dovessimo uscire dall’euro sarebbe un disastro con un litro di latte a cinque euro. Solo bugie.