spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

lunedì 16 dicembre 2013

SALVINI RIVENDICA IL RUOLO DI PRIMOGENITURA DEL POPULISMO ITALIANO E ATTACCA IL M5S.

Salvini con l'incubo Grillo
«Siamo noi i veri populisti»



Che la nuova Lega di Matteo Salvini fosse alla disperata rincorsa dei grillini non è una notizia. Ieri però il neo leader, nel giorno della sua investitura al congresso di Torino, ha fatto di tutto per corroborare l’idea di un movimento di protesta che vive la sindrome dello scavalcamento sul suo stesso terreno. E che alza al massimo il volume per tentare di non finire risucchiato, anche mutuando slogan e stilemi del più agguerrito concorrente. Dal vaffa contro i giornalisti «Prezzolati, ci avete rotto ci coglioni con la storia delle mutande (di Cota, ndr)», fino al grido: «Sono orgoglioso di essere populista», che il duo Grillo-Casaleggio aveva intonato due settimane fa dalla piazza di Genova. 

Dura recuperare lo svantaggio enorme, che al Nord si è materializzato a febbraio in centinaia di migliaia di voti passati dalla vecchia protesta in camicia verde alla nuova a Cinquestelle. Complici anche le tante promesse di cambiamento che in questi anni si sono rivelate illusioni. Salvini e il suo lord protettore Roberto Maroni, per dare l’idea che loro fanno sul serio, hanno chiamato a raccolta al Lingotto di Torino esponenti delle destre europee più dure contro l’Euro, gli immigrati islamici e le famiglie diverse da quella tradizionale. 

Dall’olandese Geert Wilders all’ambasciatore all’austriaco Heinz Christian Strake, passando per i francesi del Front National (assente però Marine Le Pen) i fiamminghi e l’ambasciatore russo Alexej Komov (protagonista di un pistolotto anti gay con tanto di matrisoke della famiglia "normale") in compagnia del collaboratore di Putin Victor Zubarev. Della serie: «Noi facciamo sul serio contro il mostro di Bruxelles, mica comeil M5S». 

E così la vecchia secessione da “Roma ladrona” si è trasformata in una secessione dall’Europa dei burocrati. «L’euro è un crimine contro l’umanità», grida Salvini. Peccato che alcuni delegati dal palco, ma soprattutto Umberto Bossi, abbiano spiegato che un movimento come la Lega non ha molto a che fare con i nazionalisti. «Loro uscendo dall’Europa ritrovano la loro sovranità nazionale. E noi cosa facciamo, recuperiamo la sovranità italiana?», ha detto il Senatur. Per poi spiegare che «un conto è la propaganda, un altro la realtà. E non sarà per niente facile uscire dall’euro, non ce lo lasceranno fare». 

Salvini incassa la botta: «Caro Umberto, anch’io ho dei dubbi, ma con l’euro ci hanno tenuti ingabbiati. Per avere l’indipendenza bisogna prima ammazzare il mostro di Bruxelles». Maroni, dal canto suo, ha spiegato, l’addio alla segreteria con la necessità di «un segretario che tornasse sulle barricate». Lui, manco a dirlo, non era l’uomo giusto. «Devo governare la Lombardia, costruire la macroregione». 

Ma, nonostante gli entusiasmi barricaderi del neoleader quarantenne, la Lega non sembra più avere il fisico del partito di lotta. Dopo vent’anni di potere, l’unica cosa che resta è l’amministrazione di Regioni, Province e Comuni (in alcuni casi efficiente) e uno zoccolo duro di militanti cresciuti nel culto di Bossi e ora spaesati dai ripetuti cambi alla guida. «Dovremo tornare nelle fabbriche, a convincere le persone col portata porta, dentro le fabbriche» grida Salvini ai delegati. Timoroso che il notabilato in camicia verde non sia più pronto alla pugna. Fatta eccezione per le faide interne, che prosperano da quando il leader maximo è stato defenestrato. «Da domani non deve più volare una mosca. Il primo che va sui giornali o su Internet con delle critiche lo sbatto fuori», avverte Salvini. Che a un certo punto cita De Andrè, «in direzione ostinata e contraria», e poi sorride: «Qui con noi c’è la peggiore destra d’Europa, bisogna compensare con qualche citazione di sinistra...». 

Chiusa la parentesi “gauchista”, torna a battere sul tasto della mobilitazione e della sindrome da accerchiamento: «Dobbiamo essere pronti a tutto, anche a finire in galera, come Gandhi e Mandela. Ci saranno altre infamie e arresti. Saremo sediziosi e disubbidienti, rispetto a noi i forconi sembreranno una passeggiata di salute...». Come esempio cita le futuribili discussioni parlamentari su indulto e amnistia: «Se votano quella roba non li faremo uscire dalle Camere». Sul finale torna più sincero: «Il voto di maggio è la nostra ultima chance...».

http://www.unita.it/italia/salvini-segretario-in-pectore-lega-br-attacca-i-giornalisti-e-l-euro-1.539837