spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

mercoledì 16 ottobre 2013

CHE COS'E' IL SOVRANISMO

SOVRANISMO

di Stefano d'Andrea, da Appello al Popolo.Cattura
1. Sovranismo e sovranista sono due neologismi. Invano si cercherebbero le due parole nelle enciclopedie giuridiche o sui vocabolari. In Italia, il termine sovranismo è diffuso fino ad ora esclusivamente sulla rete di internet, in due diverse accezioni: l’una regionale e segnatamente sarda; l’altra per designare una posizione politica nazionale.
2. La prima accezione non interessa. Dubitiamo che essa possa designare qualcosa di diverso tra i due concetti estremi dell’autonomismo e dell’indipendentismo. Si tratta probabilmente di innovazione meramente terminologica, introdotta da chi crede che l’una o l’altra delle parole classiche – autonomismo e indipendentismo – sia ormai logora o debole per esprimere il concetto. La Sardegna è una regione d’Italia a statuto speciale e non si vede come un movimento politico possa farsi portatore di qualcosa di diverso dall’applicazione completa dello statuto, ossia dell’autonomismo o al contrario dell’indipendentismo: soltanto dopo che fosse raggiunta l’“indipendenza” formale dall'Italia ma all’interno dell’Unione europea potrebbe sorgere l’istanza di sovranità (indipendenza ha ovviamente un significato sostanziale molto più rilevante, che qui non viene in considerazione).
3. La seconda accezione designa l’istanza di riconquista della sovranità dal parte del popolo e dello Stato italiano.
bagnai1-620x350La parola sovranismo è stata definita “strampalata” da Alberto Bagnai (qui al minuto 30 e 10 secondi). I giuristi pratici nelle aule dei tribunali sogliono definire strampalata una interpretazione di disposizioni normative o una ricostruzione storica prive di ogni appiglio o stampella.
Strampalato è ciò che è privo di stampelle: che non si regge in piedi.In che senso un neologismo può astrattamente essere definito strampalato?
Un neologismo può essere inutile, quando già è attestato un termine che designa perfettamente il contenuto che con il neologismo si intende esprimere. Il neologismo può essere, in senso lato, strampalato quando il concetto che dovrebbe esprimere è evanescente o viscido come un pesce fuor d’acqua appena pescato. Non è questo il caso del nostro neolgismo che designa non una teoria, bensì un’istanza di riconquista della sovranità da parte di stati e popoli che ingenuamente, e sotto la pressione di potenti e meschine lobby di potere, l’hanno lentamente ceduta, generando una situazione potenzialmente catastrofica.
Gli Stati europei che da Maastricht in poi (e invero già dall’Atto unico) hanno dato vita all’Unione europea si trovano in una condizione del tutto speciale, che non ha riscontri nella storia: una condizione che davvero può essere definita unica. Essi hanno ceduto poteri sovrani non ad un mega-stato, bensì ad un'organizzazione che ha lo scopo esclusivamente di impedire la libertà di svolgere politiche doganali, commerciali, fiscali espansive, monetarie, di lotta alla rendita, di stabilità del sistema (non esposizione a bolle, afflussi e deflussi di capitali), di imposizione veramente progressiva e di controllo della bilancia dei pagamenti (salvo lo strumento della deflazione salariale), politiche volte a creare monopoli o oligopoli pubblici, e politiche di promozione dell'occupazione che non sia sotto-occupazione.
Inoltre, l’Unione europea è antidemocratica. Non soltanto ha sottratto agli stati la politica monetaria, fiscale, industriale, commerciale, doganale, dei redditi e finanche scolastica; essa ha trasferito questi poteri a organi non eletti, i quali possono esercitarli soltanto nell’ambito del fanatismo liberista e liberoscambista del quale sono intrisi i Trattati europei: l'Unione europea è l'esperimento più avanzato e quasi “religioso” di neoliberismo. Anche questo secondo elemento rende del tutto speciale la condizione dei popoli europei: dotati formalmente di costituzioni democratiche hanno trasferito poteri decisori a un’organizzazione internazionale antidemocratica.
La specialità o eccezionalità della condizione nella quale si trovano gli Stati e i popoli europei – privati di poteri e della democrazia – spiega l’esigenza e la nascita del neologismo. Una condizione nuova, sconosciuta nella storia, dà luogo a una istanza nuova: l’istanza di riconquista della sovranità. Questa istanza si designa con il termine nuovo di sovranismo.
4. Lasciando da parte le critiche al termine sovranismo – probabilmente mosse dall'adesione, per convinzione o, più probabilmente, per (creduto) realismo, ad una posizione politica più moderata – conviene soffermarsi su una posizione autorevole, che ha di recente sottolineato l’alto valore politico del sovranismo, riconoscendo l’importanza decisiva del sovranismo in questo momento storico.
Alludo al recente articolo di J. Sapir, il quale nel criticare alcune affermazioni di Fréderic Lordon, ha scritto: “Fréderic Lordon distingue poi ciò che chiama un “sovranismo di destra” da un “sovranismo di sinistra”, contrapponendo “Nazione” e “Popolo”: “potrebbe essere utile iniziare mostrando in che cosa un sovranismo di sinistra si differenzia chiaramente da un sovranismo di destra: quest'ultimo si concepisce generalmente come sovranità “della nazione”, mentre il primo rivendica di attribuire la sovranità “al popolo”.index
Mi pare che qui ci sia una confusione.La differenza fra destra e sinistra non deriva dalla sovranità, ma dalla maniera di concepire la Nazione. Da questo punto di vista, rifiuto l'idea che possa esserci un sovranismo di "destra" o "di sinistra". C'è il sovranismo, condizione necessaria dell'esistenza di un pensiero democratico, e ci sono le ideologie che rifiutano la sovranità e quindi, alla fine, la democrazia".
5. Anche la posizione di Sapir, certamente molto più rigorosa di quella di Lordon, si presta a due osservazioni, che la precisano e rafforzano.
Intanto nel brano citato, sovranismo non designa l'istanza di riconquista della sovranità ma quasi la sovranità stessa: se c'è sovranità c'è o può esserci democrazia; se non c'è sovranità – ossia poteri del popolo-stato – allora la democrazia non può esserci.
E' preferibile definire con il termine sovranismo l'istanza di riconquista della sovranità, ché, altrimenti, non vi sarebbe bisogno del neologismo (in Francia souvranitarisme è termine attestato).
Il movimento politico sovranista italiano, che sta emettendo i primi vagiti, è il movimento che si fa portatore dell'istanza di piena riconquista della sovranità. L'obiettivo finale è distruggere il mercato unico e tornare al "mercato comune" (CEE), con meno Stati nazionali di quelli che oggi compongono l'Unione europea e con meno vincoli di quelli vigenti nella CEE verso la metà degli anni ottanta (questa, invero, è la posizione dell'Associazione Riconquistare la Sovranità). Soprattutto con l'obiettivo di creare, attraverso trattati, alcuni limitati vincoli destinati a creare una condizione stabile e non una situazione in continuo movimento che debba di nuovo "evolvere" (in realtà involvere) verso un mercato unico.
6. In secondo luogo, gli Stati europei, che hanno ceduto la sovranità, non sono gusci vuoti. Sono stati costituzionali con costituzioni che promuovono l'intervento dello Stato nell'economia, tutelano il lavoro e l'investimento rischioso nella produzione di beni e servizi, prevedono che l'economia sia programmata (ferma la legittimità dell'esercizio della libera impresa), ignorano formalmente la rendita finanziaria ma certamente la combattono, se le disposizioni costituzionali sono lette, come devono, in modo sistematico. Qualunque paese riconquisti la sovranità avrà mezzi enormi per attuare politiche fiscali, monetarie, industriali, doganali, commerciali, redistributive, di imposizione progressiva. Il paradosso (solo apparente) che abbiamo davanti è che se osserviamo le politiche democristiane prima e del centrosinistra dopo (fino alla metà degli anni ottanta), quindi posizioni che al tempo potevano essere definite conservatrici o moderatamente socialiste, dobbiamo prendere atto che esse sono bolsceviche rispetto alle “politiche” attuabili dentro i vincoli di Maastricht (dopo Maastricht un governo con dentro i comunisti ha abrogato l'equo canone ed approvato il pacchetto Treu, non dimentichiamolo!). Perciò è ingenuo temere che il dopo Unione europea sarà gestito da forze moderate e conservatrici. Si aprirà una battaglia, ci sarà chi sarà a favore di una (ri)attuazione progressiva della Costituzione e chi sosterrà un'attuazione moderata o lenta della disciplina costituzionale dei rapporti economici. Ma il dibattito politico avrà ad oggetto le modalità di esercizio di poteri che oggi non abbiamo. Il dibattito politico risorgeràSi aprirà una nuova era. Meglio poveri ma con la possibilità di riprendere un cammino di democrazia e giustizia che poveri senza alcuna possibilità, ossia schiavi. Uscire dalla gabbia dell'Unione europea, ossia del mercato unico, è dunque la parola d'ordine.
Perciò, non soltanto è vero, come scrive Sapir, che il sovranismo, è “condizione necessaria all'esistenza di un pensiero democratico” ma è anche vero che il sovranismo condurrà inevitabilmente, eventualmente nel giro di alcuni anni, ad un generale miglioramento delle tutele dei ceti bassi, medio bassi e medi (oltre che a una maggiore indipendenza nazionale sotto il profilo politico-culturale), perché lo Stato tornerà in possesso dei poteri che consentono a quelle classi di avere tutele. E i poteri, quando esistono, poco o tanto (la misura dipende dall'esito della lotta politica) vengono esercitati.
Ha poco senso, pertanto, interrogarsi sulle conseguenze immediate, sotto il profilo strettamente economico, della distruzione dell'Unione europea: se vantaggiose o svantaggiose e per chi. La vera grande conseguenza della riconquista della sovranità sarà la libertà, perché la sovranità è la libertà dei popoli. E non dubiterei che la libertà sarà esercitata comunque per risalire la china. Nessun governo avrebbe volontariamente e deliberatamente attuato le folli politiche liberiste degli ultimi venti anni, o almeno nessun governo le avrebbe attuate nella misura in cui sono state applicate, se ciò non fosse avvenuto in ragione del fatto che “ce lo chiedeva l'Europa”. E comunque, fuori dall'Unione europea, quasi tutti gli Stati che le hanno applicate negli anni ottanta e novanta sono tornati indietro, chi più e chi meno: soltanto noi continuiamo imperterriti. In europa, infatti, le politiche liberiste non sono state scelte (ossia vere politiche) ma adempimenti.