spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

lunedì 14 ottobre 2013

DARIO FO: COSI' NON VA.

Migranti, Grillo-choc: dopo il diktat, accusa il Fatto.








Beppe Grillo tenta di rimediare in extremis, spiegandosi – sbagliato concentrarsi sulla disperazione dei migranti trascurando quella dell’Italia che affonda (lavoro, aziende, famiglie) – ma il post “stalinista” firmato con Casaleggio per scomunicare brutalmente i parlamentari 5 Stelle mobilitatisi per abrogare l’infame reato di clandestinità colpisce duro, con migliaia di proteste dalla Rete, di fronte allo spettacolo delle bare allineate a Lampedusa. Così non va, avverte un grande supporter grillino come Dario Fo.




 E persino Travaglio, che si è permesso di scrivere che Grillo e Casaleggio hanno «perso un’ottima occasione per tacere», finisce nella lista nera dei “falsi amici”. Peter Gomez, direttore della versione web del “Fatto Quotidiano”, affonda il coltello: a parte il fatto che a considerare “nemico” il suo giornale è solo una esigua minoranza di ultras, è semplicemente sconcertante che anche presso Grillo – esattamente come per Pd e Pdl – «resti molto popolare l’idea che  l’esistenza di una stampa amica sia un fatto normale».


Se qualche fan di Grillo-Casaleggio non teme il ridicolo e arriva ad accusare il “Fatto” di aver «sostituito “L’Unità” come organo del Pd», Gomez rivendica Dario Fola libertà del quotidiano di Padellaro e le sue battaglie: dagli affari di Penati a quelli della segreteria di Bersani, dal Montepaschi a Unipol fino alla resistibile ascesa di Renzi. «Storie e notizie scovate e raccontate dai nostri cronisti che, al pari di quelle riguardanti altri partiti e altri personaggi dell’economia e della finanza, sono state spesso utilizzate da Grillo e dal M5S  per fare attività politica e di denuncia». E poi le regole della libertà: «Correggersi quando ci si sbaglia, tenere i fatti separati dalle opinioni e ospitare anche commenti che non corrispondono necessariamente alla linea del nostro giornale». Guai a temere le idee altrui: «A farci paura sono il conformismo e l’unanimismo, non il dibattito, la discussione e le idee controcorrente».

Quanto al reato di immigrazione, «è criminale spingere i pescatori a girare al largo dai naufraghi per il timore di essere indagati per favoreggiamento», mentre la Bossi-Fini e il “pacchetto Maroni” tengono in carcere 12.000 disperati, condannati a pagare sanzioni che nessuno di loro sarà mai in grado di onorare. E tutto questo, dopo indagini «utili solo a sperperare i soldi dei contribuenti per pagare il lavoro infruttuoso di forze dell’ordine, magistrati, cancellieri e avvocati di ufficio». Ovviamente, aggiunge Gomez, si è liberi di pensarla in un altro modo – e se lo si fa, non si è per questo dei pericolosi xenofobi. «Sarebbe però il caso di argomentare le proprie posizioni», fornendo dati e cifre, esempi e analisi. «Ma lo sappiamo, farlo costa tempo e fatica». Ed è anche rischioso: se i fatti per supportare le proprie tesi non si Peter Gomeztrovano, è più comodo alzare il volume e accusare chiunque la pensi diversamente di essere un “servo di partito”. Lo diceva già Paul Valéry: «Quando non si può attaccare il ragionamento, si attacca il ragionatore».

La vicenda lascia di stucco i milioni di italiani che a febbraio avevano sostenuto il Movimento 5 Stelle, e ora assistono attoniti a quello che potrebbe essere l’inizio del suicidio dell’unica forza politica potenzialmente in grado di impensierire un establishment totalmente a disposizione della super-casta di Bruxelles che sta sbranando l’Italia. Il diktat di Grillo e Casaleggio, che umilia i parlamentari appena eletti, disorienta elettori e opinione pubblica: i due capi del movimento, pronti a ripetere che “uno vale uno”, sono finiti in minoranza e sembrano faticare a prenderne atto, dopo aver ammesso di non aver accennato all’immigrazione, in campagna elettorale, solo per il (desolante) timore di perdere voti.