spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

mercoledì 2 ottobre 2013

DOPO DI LORO LA TROIKA

Comunque vada, siamo rovinati: il dopo-Silvio è la Troika

Scritto il 02/10/13 

Il dopo-Silvio? Uno solo: Bruxelles. E’ ormai evidente che l’Italia «non è in crisi contingente, ma in sfacelo strutturale». Le nostre istituzioni sono «completamente sottomesse e governate dalla Trojka e da Berlino». Per effetto del blocco dei cambi intra-Eurozona e delle sue conseguenze, la situazione porterà a uno scontro tra paesi euro-forti e paesi euro-deboli, data la crescente contrapposizione degli interessi e la polarizzazione dell’Unione Europea: da una parte il blocco centro-settentrionale (coi suoi satelliti orientali), che ha l’iniziativa politica ormai in esclusiva, e dall’altra una periferia sempre più povera, de-capitalizzata e indebitata. Marco Della Luna non ha dubbi: «Credo che i poteri forti (non facciamo i nomi, italiani e non – sarebbe superfluo) lavorino da tempo per evitare il secondo scenario e per realizzare il primo: fare dell’Italia un protettorato, cioè una povera donna di marciapiede spogliata, sfruttata e pestata dai suoi fratelli forti europei».
L’Italia, scrive Della Luna nel suo blog, ha funzionato per circa vent’anni perché in quel periodo «si monetizzava gratis», grazie alla lira, e «poteva Il lungo declino di Berlusconipermettersi spesa e investimenti pubblici “portanti” dello sviluppo civile e degli investimenti privati, quindi della domanda interna». Da quando questa possibilità «le è stata tolta, con l’appoggio interno di gente come Andreatta, Ciampi, Prodi, Amato», che hanno decretato la capitolazione finanziaria del paese mettendo fine alla nostra relativa sovranità, l’Italia semplicemente «non funziona più, sta consumando le scorte e non accenna a riprendersi». Non può funzionare, l’Italia, perché secondo Della Luna è un paese “multinazionale”, «e nessun paese multinazionale funziona bene (Jugoslavia, Urss, Sudan, Cipro, Libano, Belgio)», ma piuttosto tende a scomporsi (accade persino nel Regno Unito) «se non è tenuto insieme da emergenze esterne o da un potere autoritario, magari poggiante sulle catene dell’indebitamento in moneta “estera” come è l’euro».
Questo, insiste l’analista, è esattamente il progetto del super-Stato europeo (col sotto-progetto chiamato Eurosistema): un sistema «esso pure multinazionale, quindi da sempre mal funzionante». Esempio: «Si pensi alla politica agricola comune, che divora circa l’80% delle risorse, producendo danni e decadenza nei paesi subalterni». E’ un sistema «sempre più costoso, quindi sempre più bisognoso di essere tenuto insieme con la minaccia e la forza, e sempre più incompatibile con la partecipazione democratica e con il diritto di scelta». Per Della Luna «non ci sono alternative» e si assiste alla «fine delle democrazie nazionali parlamentari», visto che ormai «legiferano e amministrano la Commissione, il Consiglio, l’Eurogruppo», mentre il Giuliano AmatoParlamento italiano – eletto dai cittadini, sia pure col Porcellum – non conta più nulla e non ha più alcun potere autonomo.
Retrospettivamente, sostiene Della Luna, il critico frangente di oggi rende ormai chiarissimo «il piano che è in corso di attuazione dagli anni ‘70», basato sulla sostanziale neutralizzazione del nostro paese. Prima mossa: «Abituare l’Italia a una spesa pubblica facile (anche per tenere unito il Sud al Nord, e per mantenere la pace sociale) e a recuperare competitività svalutando e rifinanziando il debito pubblico con una banca centrale controllata dal governo, quindi al servizio del paese, come era la Banca d’Italia fino al 1981». Quindi, la decisione di «privatizzare la gestione della Banca d’Italia», rendendola indipendente dallo Stato (togliendo quindi al governo il suo “bancomat” naturale), e poi «convertire il debito in valuta “estera”, sovra-indebitare il paese, mettere il debito sui mercati speculativi». Altra mossa: «Bloccarle il cambio (con l’euro) per toglierle l’export (che infatti ora sta riprendendo, ma appena appena, e solo perché tira la ripresa dei partner commerciali esteri e perché abbiamo tagliato i diritti e i salari reali dei lavoratori)».
Col pretesto di “stabilizzare” contabilmente lo Stato, l’Italia è stata letteralmente precipitata nella recessione: «Stabilizzare un sistema economico è come stabilizzare un aeroplano, cioè equivale a farlo precipitare». Il risultato è sotto i nostri occhi: «Vent’anni di declino, di perdita di competitività (scesa ai livelli della Grecia, oramai), comportano la fine di un paese, anzi la sua trasformazione in un protettorato; e se aggiungiamo che questo paese non ha un vero statista, nemmeno mezzo, né una classe dirigente e politica buona ad altro che a occupare poltrone e Marco Della Lunadivorare risorse per arricchirsi e conservare le poltrone a dispetto del naufragio del paese, è chiaro che non vi è altro da fare che emigrare».
Il dramma è che questa sciagurata “ricetta” è stata «applicata da quasi tutta la classe politica, centrodestra compreso, ma con maggior successo e fedeltà dalle sinistre». Per questo, «l’Italia è caduta come una pera, costretta a svendere le sue aziende e a privatizzare il privatizzabile», cedendo ogni potere (economico, finanziario, fiscale, legislativo) per non fare default. A breve, «non avendo uomini e strutture per governarla dall’interno», l’Italia è destinata «a farsi governare dai suoi controllanti finanziari esteri: presto arriveranno anche qui, quelli della Trojka, a macellare il paese». Sorgerà finalmente un fronte di liberazione e resistenza nazionale? «Non certo da un popolo come questo», chiosa amaramente Della Luna.