spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

mercoledì 16 ottobre 2013

IL PETROLIO NON DA LAVORO

Il petrolio non da lavoro!

La Basilicata potrebbe rendere l’Italia il terzo produttore europeo di petrolio, dietro Norvegia e Regno Unito. Nel sottosuolo lucano, sotto ulivi secolari che visto il forte calo del mercato dell’olio non servono più, vigneti che danno del buon vino e pascoli per produrre formaggio pecorino, è custodito il segreto della ripresa economica ed occupazionale del nostro paese.
Un miliardo di barili di Petrolio. I piani industriali di Eni e Total prevedono il raddoppio della produzione per arrivare a 200.000 barili al giorno. Attualmente Eni e Royal Dutch Shell producono 85.000 barili di petrolio al giorno, quota che nella sola Val D’agri può essere aumentata a 104.000 al giorno. Per quanto riguarda invece il giacimento di Tempa rossa, l’obiettivo da raggiungere entro il 2016 è fissato a quota 50.000 barili al giorno, un piano che farà aumentare la produzione italiana del 68% rispetto al 2012. Posti di lavoro e petrolio. Con la crescita della produzione, si risparmierebbero 5 miliardi di energia a livello nazionale producendo 20.000 posti di lavoro, i dati sono stati elaborati dal Energy information administration degli Stati Uniti. Dall’estrazione di petrolio al territorio arriva il 10% delle royalty, 600 milioni di euro dal 1998 al 2012. Il solo comune di Viggiano, 3200 abitanti ha ricevuto 15 milioni di euro nel 2012“.
Il Petrolio lucano non da lavoro: nuovo incontro con Eni. Le ultime 50 assunzioni di Eni legate alle estrazioni di Petrolio in Basilicata non hanno coinvolto neanche un disoccupato lucano, con queste premesse i sindaci dei comuni lucani interessati dalle estrazioni hanno incontrato l’Eni in una riunione in cui ha partecipato anche il presidente della Regione De Filippo.
La Val d’Agri richiede almeno 500 nuovi occupati e progetti sociali legati al territorio. Il Petrolio lucano non vale lavoro.
Sui mass media c’è chi dice che il petrolio lucano è bello e da sviluppo alla Basilicata; altri dicono che porta ricchezza al di fuori della Basilicata e alle compagnie petrolifere mentre lascia povertà ed inquinamento nella zona di estrazione.
La “voce dei petrolieri e dei loro servitori ai vari livelli” è quella più forte e replicata con insistenza; la risorsa ricca del sottosuolo consente di distribuire in maniera mirata e scientifica briciole di ricchezza idonee alla filiera petrolifera: estrai come meglio puoi e dove è più conveniente; elimina lo zolfo in loco, inietta nei pozzi varie schifezze inquinanti, esporta il petrolio all’esterno, non ti preoccupare se inquini il territorio, il suolo, le risorse idriche: c’è chi pensa a noi e non vede e non sente!
Basta frequentare la Basilicata per rendersi conto che non c’è il boom economico ma la solita condizione di vita pre era petrolifera. In parole povere si tocca con mano che l’oro nero porta altrove i benefici e lascia in loco le schifezze.
A comprovare il grave pericolo dell’inquinamento ambientale è apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno (edizione lucana), di ieri 1 giugno 2013, l’articolo di Pino Perciante “Pertusillo, è allarme rosso. Scatta l’indagine della Procura. Si sospetta grave inquinamento industriale e agricolo.”
Il bacino artificiale del Pertusillo nell’alta val d’Agri consente l’uso di circa 160 milioni di metri cubi di acqua all’anno: circa 100 vengono potabilizzati e circa 60 sono usati per l’irrigazione.
Abbiamo più volte evidenziato che il bacino deve essere considerato come riserva idrica strategica di importanza nazionale e tutelato dall’inquinamento.
Circa 1500 m a monte è stato realizzato l’impianto di prima raffinazione del petrolio estratto nell’alta val d’Agri; le acque di scarico degli insediamenti abitativi e produttivi, variamente depurati, defluiscono nel lago.
Con i soldi delle royalty incamerati dalla Basilicata non è stato costruito un adeguato sistema di protezione dall’inquinamento: ad esempio una derivazione a valle del lago di tutte le acque di scarico!
Già l’ubicazione della raffineria a monte del lago è una “follia ambientale” in quanto è situata proprio nella zona in cui il terremoto del 1857 causò danni macrosismici del XI grado MCS.
Bene ha fatto la Procura ad affrontare il problema dell’inquinamento che avrebbe già dovuto risolvere la Regione Basilicata.
I vari amministratori regionali che si sono succeduti da quando è iniziata l’estrazione del petrolio hanno, di fatto, tradito lo statuto regionale secondo cui chi governa deve tutelare le risorse ambientali e la salute dei cittadini!
Occorre una responsabile azione regionale per realizzare immediatamente tutti gli interventi adeguati e duraturi che servano a tutelare le acque del Pertusillo e ad evitare altri interventi che potrebbero aggravare la già molto preoccupante situazione conseguente alla realizzazione di alcun pozzi d estrazione petrolifera anche attraverso gli acquiferi che alimentano sorgenti perenni di acqua potabile.
Grazie alle persone che si sono battute in piena libertà e su basi scientifiche per difendere ambiente, risorse idriche e salute dei cittadini.