spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

martedì 15 ottobre 2013

SUL PROBLEMA GIUSTIZIA, C'E' UNA GRANDE CONFUSIONE

Che facciamo: amnistia, indulto, o lasciamo tutto come sta?




Alla sensibilità umana di chi ha scoperto all’improvviso che le carceri sono ridotte ad inferni, non crederemo mai. A luglio avevo scritto su questo blog che una delle manovre per salvare il Cavaliere sarebbe stata l’amnistia e, puntualmente, Pannella, Napolitano, Letta ecc, stanno recitando un copione prevedibilissimo. Chissà come mai, una situazione notissima da anni ed ignoratissima da altrettanto tempo, all’improvviso inumidisce l’augusto ciglio del Capo dello Stato… Dunque, la cosa non ci incanta.

Però, se i nostri avversari hanno sei dita di pelo sullo stomaco e sfruttano la sofferenza di migliaia di persone, per i loro indecenti giochetti di potere, noi non possiamo fare altrettanto, solo perché, all’opposto, non vogliamo fare favori al Cavaliere. Anche perché, il Cavaliere, per l’età, in galera non ci andrà, ma farà i servizi sociali o sconterà la pena in una delle sue sfarzose magioni, servito e riverito da legioni di domestici. In galera ci stanno gli altri.

Il problema c’è: è inaccettabile che in un paese civile la gente stia ammonticchiata nelle carceri come rifiuti umani in una discarica. Non facciamoci venire pruriti giustizialisti, che sono sempre sbagliati. Certo la legalità è un valore, ma mi sembra di ricordare che amnistie, indulti ecc sono espressamente previste dalla Costituzione, per cui non mi pare che siano incompatibili con il principio di legalità, a meno di sostenere che la Costituzione sia illegale! Certo, si tratta di misure straordinarie di politica penale, di cui occorre non abusare, mentre spesso se ne fa un uso sconsiderato.

Partiamo da una cosa: in questo paese non ci sono poche carceri, ci sono troppi detenuti. Quando, su una popolazione di circa 60 milioni di abitanti, c’è una popolazione carceraria che oscilla intorno alle 70 mila unità, e l’affollamento carcerario segna una presenza di 151 detenuti per 100 posti disponibili, mi pare che ci sia qualcosa che non va.

I fanatici del verbo giustizialista immaginano che la capacità repressiva dello Stato sia infinita e sognano una società in cui ad ogni comportamento deviante corrisponda un reato, ad ogni reato una azione del pubblico ministero ed, a ciascuna di essa, una condanna da scontare dal primo all’ultimo giorno. E, se i detenuti sono troppi, si costruiscono più carceri. Cari amici, toglietevi dalla testa che questo sia possibile: ogni Stato ha una capacità repressiva teorica massima fissata dalla sua capacità di spesa, che determina non solo il numero e lo spazio delle carceri, il numero degli agenti di polizia penitenziaria e le spese di mantenimento dei detenuti, ma anche il numero di agenti di polizia giudiziaria, di magistrati penali, di cancellieri, di tribunali ecc. senza di cui non ci sarebbe alcuna giustizia penale. Per cui, data una determinata capacità repressiva, si sceglie quali reati perseguire e con quale severità.

Personalmente sono un fautore dell’obbligo costituzionale dell’azione penale, ma non mi illudo affatto che poi effettivamente ad ogni denuncia segua una reale azione del Pm, soprattutto se il codice ha troppe pretese.

Venendo al concreto, in Italia ci sono troppi detenuti perché? Se andiamo a vedere le statistiche vediamo che il reato più frequente fra i nostri detenuti è il consumo o lo spaccio di sostanze stupefacenti: siamo sicuri che sia una scelta assennata? Mi pare che dopo messo secolo di proibizionismo delle droghe il problema non si sia affatto risolto, anzi ormai è diventato endemico ed il proibizionismo serve solo a regalare alla malavita uno dei suoi più grossi affari.

Poi ci sono reati come quello di immigrazione clandestina che combina più guai che altro (anche se personalmente non so quanti siano i detenuti per questo reato). Poi ci sono una marea di reati bagatellari (ricordo che questo è un paese nel quale un magistrato ha avuto il coraggio di dare seguito ad una azione penale e condannare una vecchietta per un furto di ben 20 euro di merce!) che, magari per sommatoria, determinano periodi di detenzione neanche tanto brevi.

Al contrario mi pare che di politici ed amministratori corrotti, bancarottieri, poliziotti assassini, padroni che hanno disatteso le norme sulla sicurezza nei cantieri  ecc. non è che ci sia una gran folla. Insomma: è possibile che dobbiamo tenerci reati di infima pericolosità sociale (ingiuria, percosse, diffamazione ecc.) e non riusciamo ad introdurre il reato di tortura nel nostro ordinamento penale perché poliziotti e carabinieri non si possono toccare?

Poi abbiamo ben il 40% dei detenuti che sono in attesa di giudizio definitivo e magari, se la giustizia fosse un tantino più celere di quella della Repubblica centrafricana (considerato che una parte di essi risulterà assolta in via definitiva) anche questo potrebbe decongestionare un po’ la situazione.

Ora è chiaro che l’amnistia non risolve il problema, ma al massimo cura solo il sintomo ed il sovraffollamento tornerebbe ad esserci dopo qualche mese (come è già successo nel 2006 con l’Amnistia di Mastella, i cui effetti cessarono già dopo sei-sette mesi)

Per cui, più che amnistie ed indulti, noi abbiamo bisogno di ricalibrare il nostro sistema di pene e di delitti, di ripensare la nostra procedura, di depenalizzare comportamenti che oggi sono reati e di estendere il sistema di pene alternative ad altri reati. E questo dovrebbe essere l’obiettivo strategico.

Però, nel frattempo non possiamo tenere in queste condizioni decine di migliaia di esseri umani, che saranno pure dei criminali (e magari non tutti), ma non sono degli animali. Dunque, qualcosa occorre fare subito.

Lo so: non è la soluzione del problema, è solo un modesto palliativo che non cura la malattia, siamo d’accordo. Però, quando avete la febbre a 40, prendete un antipiretico che non è un curativo ma solo un sintomatico, perché, la malattia va curata, ma intanto occorre abbassare la febbre. Ecco: siamo in un momento in cui occorre abbattere la temperatura.

Ma come si fa con il Cavaliere? Quagliariello già dice che non si può fare l’amnistia escludendo un particolare cittadino. E non ha tutti i torti, perché, dopo le leggi ad personam, non possiamo fare le amnistie contra personam. Certo, basterebbe condonare alcuni reati e non altri (ad esempio i reati finanziari come la frode fiscale o altamente disonorevoli come l’avviamento di minori alla prostituzione, tanto per fare qualche esempio a caso). Il fatto è che il Pdl non voterebbe mai un provvedimento di clemenza che non sia specificamente mirato a salvare il suo augusto leader e dei detenuti non gli importa assolutamente nulla.  Ma, siccome la Costituzione prevede la maggioranza qualificata per le leggi di indulto o amnistia, senza il loro voto non se ne fa nulla.

Allora come salviamo la capra della povera gente in carcere ed il cavolo del non favorire il Cavaliere? Una prima soluzione può essere quella di un indulto che cancelli parte della pena consentendo ad un bel po’ di detenuti di uscire, però lasciando in piedi le pene accessorie, come l’interdizione dai pubblici uffici. Tanto, in ogni caso, il Cavaliere la prigione non la vede neanche da lontano e quello che conta è che si tolga dai piedi. Ovviamente, il Pdl o come diavolo si chiama, potrebbe opporsi anche a questo, pretendendo un pieno salvataggio del Cavaliere. Però se ne assumerebbe la responsabilità davanti a tutti, chiarendo che non è la situazione delle carceri quel che gli preme, ma la salvezza di quel delinquente (possiamo dirlo, trattandosi di un condannato definitivo) del suo capo.

Poi si potrebbe lavorare ad un’opera sistematica di depenalizzazione sia per via ordinaria che referendaria. E nel frattempo quelli che stanno in carcere che fanno? Ci sono due strade che si possono seguire con procedura ordinaria e maggioranza semplice che, quindi, non richiede  il  voto del Pdl: un provvedimento di legge che allarghi la discrezionalità della magistratura di sorveglianza di anticipare la fine della pena o di passare a trattamenti alternativi.

La seconda strada è che il signor Presidente, che è così sensibile alla situazione delle carceri, di fronte al comportamento strumentale di una parte del Parlamento (strumentalità che ovviamente lui deplora dal profondo del suo animo) potrebbe usare con molta più larghezza il suo potere di grazia e soprattutto di commutazione delle pene considerando l’emergenza. Vediamo…

Aldo Giannuli