spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

martedì 8 ottobre 2013

SULLA DEMOCRAZIA

Nuovo processo nel M5S
L’accusa al grillino:
“Ha tenuto 70 mila euro”

ANSA
Il leader del Movimento 5 Stelle Beppe

ROMA
«If». Il deputato Cinque Stelle Ivan Catalano, (divorato dall’antico dilemma: vale di più il mio onore o la serenità di chi mi sta a fianco?), ha scoperto la sindrome di Rudyard Kipling. Che cos’è che fa di un deputato un uomo, figlio mio? Ci ha pensato un sacco, Catalano. Lacerato dai dubbi, divorato dai sensi di colpa, schiacciato dall’insostenibile fardello di chi è costretto a scegliere tra il bene e il giusto, ha trovato la sua complicata sintesi astenendosi dal restituire mezza indennità e diaria in eccedenza per devolvere il gruzzoletto a una più nobile, umanitaria e sconosciuta causa. «Mi sono trovato a un bivio. Da una parte il codice di comportamento 5 Stelle dall’altra la mia incapacità di ignorare i bisogni primari di persone a me vicine». Familiari, amici, dirimpettai? Chi lo sa. La privacy è privacy. In ogni caso «un uomo», avrebbe detto Kipling. Contraddicendo l’idea di un folto gruppo di cittadini parlamentari, che per mesi hanno restituito ottomila euro a botta, contro la media di cento euro del ventiseienne collega lombardo. «Tra una cosa e l’altra si è messo in tasca settantamila euro». Bugia? Verità? E, soprattutto, fessi loro o davvero iellato lui? Nell’incertezza - e forse sentendo la malinconia dei bei tempi andati, quando i dissidenti finivano alla sbarra senza tanti complimenti - i deputati Cinque Stelle hanno chiesto spiegazioni. «Se non le dà è fuori». Perciò, ieri sera, si sono ritrovati in un’auletta di Montecitorio e hanno inscenato il primo atto del processo. «Ivan, che ti prende?». 

Catalano, che entrando nel Palazzo aveva un’espressione immobile da museo delle cere, si era preparato la risposta con cura. Una cosa del tipo: ho peccato, ma non per me, e presto vi restituirò ogni singola moneta. E quando l’ha detto i suoi occhi, nell’ombra, hanno brillato di una luce verdastra come quelli dei gatti. «Non ho intenzione di lasciare il Movimento». Era convinto che quelle frasi fossero destinate a suscitare solidarietà e invece gli onorevoli-cittadini-portavoce si sono limitati a guardarlo contrariati. «Davvero rendi?». «Rendo». 

Un comportamento almeno più cortese di quello tenuto dai militanti in rete. Venuti a conoscenza dell’incresciosa questione l’avevano lapidato. «Venduto». «Opportunista». «Vigliacco». Tenerezze di questo tipo. E anche molto peggio. Il consueto «metodo Boffo» 2.0 alimentato da una serie di dichiarazioni passate del deputato lombardo non esattamente in sintonia con la linea Grillo-Casaleggio. Aperture al Pd. Solidarietà a Orellana. Attacchi ai responsabili della comunicazione Cinque Stelle. Come se avesse voglia di farsi cacciare. Edmond Dantès del Conte di Montecristo alla disperata ricerca di una via di fuga. Che ancora non gli si è dischiusa. Perché il Movimento ha scoperto la pazienza, avendo capito che ogni espulsione si trasforma in un autogol. Gli irrequieti, irascibili, scombinati riottosi, in fin dei conti nel Palazzo li hanno portati loro. Sono questi i dirigenti a cui volete dare in mano il Paese? Catalano, nel frattempo, rimane incollato al suo velenoso mondo antico. «Ero e resto fiducioso. La mia è una questione risolvibile». E lo dice placido come se fosse affondato nel pouf davanti alla tv. Fine della storia? Difficile. Improbabile.