spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

mercoledì 16 ottobre 2013

I PIFFERAI. MA NON PIU' CAPACI DI FARE MAGIE

Legge stabilità, Uil: “Pronti a sciopero”. Confindustria: “E’ mancato il coraggio”

Camusso (Cgil): "Nuova aggressione al lavoro pubblico". Landini (Fiom): "Pronti ad astensione dal lavoro". Squinzi: "Passi nella giusta direzione, ma insufficienti per la crescita. Prioritaria era la riduzione del cuneo fiscale". E il Pdl si spacca: per Alfano "partito sentinella antitasse", per Bondi la manovra nasconde "imposte camuffate"





Parti sociali contro la legge di stabilità. “Alcuni passi giusti, ma è mancato il coraggio”, sostiene il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi all’indomani dell’approvazione della manovra da 27,3 miliardi per tre anni. Parole a cui si aggiungono quelle ancora più critiche dei sindacati, con la Uil pronta a protestare anche con lo sciopero per le norme che riguardano il pubblico impiego. Dura anche la Cgil: “Manca un chiaro segnale di equità”. E intanto il Pdl si divide su una manovra che per Sandro Bondi nasconde “imposte camuffate”. Parole in evidente contrasto con quelle di Angelino Alfano (“noi sentinelle antitasse”). 
”I passi sarebbero anche nella direzione giusta, ma ancora una volta non sono sufficienti per farci ritrovare la crescita – commenta Squinzi -. Il provvedimento non incide realmente sul costo del lavoro. Noi avevamo indicato come priorità assoluta il cuneo fiscale. Cosa fare? Non sono il primo ministro di questo Paese ma vorrei dire che ci vuole più coraggio”. Insomma, per il presidente di Confindustria la legge di stabilità non cambia “l’andamento economico né la visione del futuro del paese”.
La Uil si scaglia contro il blocco dei contratti per i dipendenti pubblici a quello del turn over, il taglio degli straordinari e le misure sulla liquidazione. “Il governo – dice il segretario generale della Uil Luigi Angeletti – aveva detto basta ai tagli lineari, annunciando: d’ora in poi solo operazioni chirurgiche sulla pubblica amministrazione per decidere dove investire e dove tagliare. Cosa c’è invece di più lineare di bloccare la contrattazione? Colpisce tutti i lavoratori dipendenti, qualsiasi lavoro facciano, qualunque importanza abbia il loro lavoro per la vita dei cittadini. Adesso basta, siamo certamente pronti” a proteste “molto forti, anche allo sciopero”. La rateizzazione della liquidazione – aggiunge – dà inoltre “il senso della disperazione: vanno alla ricerca dei soldi ovunque. E’ gravissimo e senza nessun criterio, se la prendono sempre con le stesse persone”.
All’attacco della Uil si aggiunge quello del segretario generale della Cgil Susanna Camusso: “Bisogna cambiare la legge di stabilità e decideremo tutte le cose utili per questo fine. Per quello che abbiamo potuto vedere, questa legge di stabilità è la smentita delle infinite promesse che i ministri hanno fatto in molte occasioni negli scorsi mesi, e non determina discontinuità rispetto alle politiche precedenti. Le cifre per lavoro e imprese non bastano a determinare il cambiamento a partire dai consumi, anzi la legge sembra aggredire nuovamente il lavoro pubblico e mette in discussione anche la stabilizzazione dei precari”. Le uniche note positive individuate da Camusso sono per “la stabilità dei Comuni e le possibilità di investire”. Ancora più critico Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom, il sindacato dei metalmeccanici della Cgil, che arriva a minacciare l’astensione dal lavoro: “Noi come Fiom abbiamo già proposto a Fim e Uilm di arrivare a uno sciopero generale, sia per la difesa del lavoro sia per chiedere la modifica della manovra al governo: lunedì avremo un incontro per decidere dello sciopero generale dei metalmeccanici, che rappresentano uno dei settori più esposti”. 
Più tiepido per il momento il commento della Cisl: da un primo esame sulla legge di stabilità “ci sono dei segnali positivi sul piano della riduzione delle tasse per i lavoratori e le imprese dopo tanti anni in cui le tasse sono state aumentate”, è stato il primo commento a caldo di ieri, senza negare che comunque bisogna “fare di più sul fisco”.
Non è una bocciatura ma una “forte delusione” rispetto alle “grandi attese”, dice il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli. “Ridurre il tasso della pressione fiscale dal 44,3% al 43,3% in tre anni è poca cosa, con questa legge di stabilità non c’è ancora stata la svolta che chiedevamo urgentemente con un taglio della spesa pubblica. Speriamo che il Parlamento ne tenga conto in sede di conversione”.
E di possibili miglioramenti del provvedimento in Aula parla Renato Schifani, capogruppo del Pdl in Senato: “Ci pare evidente che il Parlamento sia chiamato a migliorare la legge di stabilità proposta dal governo. L’esecutivo ha provato a invertire la tendenza del tassa e spendi ma bisognerà andare avanti su questa strada con più determinazione e il Pdl, a cominciare dal lavoro nelle commissioni al Senato, proporrà misure più decise in favore delle famiglie e delle imprese. Per agganciare la crescita che si manifesta in Europa, serve più coraggio sul versante della detassazione, degli investimenti e della spesa”. Conferma la possibilità di modifiche in Parlamento il ministro degli Interni Angelino Alfano: “E’ l’inizio di un percorso che andrà certamente perseguito con ulteriore convinzione nel futuro e soprattutto rafforzato e migliorato in Aula”. ”Ci sarebbe piaciuto fare molto di più, ma quelle sono le risorse a disposizione – spiega il ministro per lo Sviluppo Economico Flavio Zanonato -. Dobbiamo sempre tener presente che siamo in grado di ridistribuire risorse limitate perché il Paese attraversa una fase di crisi. Nella scarsità di risorse abbiamo cercato di operare in tutti i campi”.
La legge di stabilità è anche occasione di un nuovo scontro tutto interno al Pdl. Perché se da un lato Alfano ne vanta una funzione di “sentinella antitasse”, dall’altro il lealista Sandro Bondi non condivide per nulla tale lettura: “Di questa stabilità l’Italia può morire – sostiene -. Si tratta infatti di un provvedimento che non aiuta l’economia a crescere e che prevede un aumento consistente delle tasse per ora abilmente camuffate. Tutto questo non tarderà a venire alla luce”.