spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

venerdì 4 ottobre 2013

IL DEBITO PUBBLICO E I RAPPORTI SERVILI ATTRAVERSO LE TASSE

Il Fantasma Del Debito Pubblico
30/09/2013 Antonello Impagliazzo







Il debito pubblico non è altro che un fantasma usato per spaventare i cittadini e tenerli incatenati come buoi al giogo del lavoro e delle tasse.
E’ giusto, allora, pagare le tasse sul lavoro? La logica e l’etica, per la verità, ci suggeriscono che sarebbe più giusto assoggettare a tassazione la ricchezza invece del lavoro, ma c’è una vecchia equazione che considera la ricchezza uguale al lavoro.

E’ ovvio che la ricchezza è prodotta dal lavoro, ma non per questo il lavoro in sé è una ricchezza. Questo era certamente vero nelle società antiche e fino all’ultima rivoluzione industriale. Il lavoro degli schiavi, quello degli operai, quello degli imprenditori, produceva ricchezza ben visibile e quindi tassabile. Anticamente le imposte erano spesso esatte in natura, per mezzo di una percentuale sulla produzione dei campi o con una specie di IGE sui commerci . Il legame tra lavoro e tasse, nasce lì, e ancora oggi è determinante per l’esazione fiscale. Vi ricordo che nell’antichità il lavoro era prerogativa degli schiavi, giacché gli uomini liberi non svolgevano alcuna attività di produzione e si dedicavano all’arte, alla guerra,alla politica e alla filosofia. Anche nel medioevo il lavoro per la produzione era destinato ai servi della gleba e alle caste più umili, mentre gli “uomini” erano destinati alla direzione della società e della cultura. Questa situazione si è perpetuata fino alla rivoluzione francese, ma l’evento che ha indotto gli uomini a ripensare il proprio rapporto con il lavoro, è stata la riforma protestante, con la quale nasce l’etica del lavoro. Oggi noi combattiamo per avere il privilegio di trovarci in una situazione da schiavi, ovvero per avere un lavoro dipendente in un’azienda inserita nel processo produttivo. Rispetto a duemila anni fa, e anche rispetto a quarant’anni fa c’è, però, una differenza abissale: da una parte il lavoro diventa sempre di più immateriale, nel senso che si svincola dalla produzione di beni materiali per diventare produzione di servizi e di attività intellettuali, nonostante l’aumento di produzione dei beni materiali. D’altra parte la moneta diventa sempre più virtuale e ritorna alla propria funzione di unità di conto, cioè di denaro.

Infine, per effetto della rivoluzione industriale indotta negli anni Settanta dall’automazione, la produzione di beni materiali è divenuta potenzialmente illimitata. Il denaro, sempre più svincolato dalla moneta, è diventato la misura di tutte le cose. Misura dei rapporti politici, del successo di una persona, soprattutto misura della ricchezza. Allo stesso tempo, questa misura produce a sua volta altra ricchezza, dato che una qualunque somma di denaro sufficientemente grande produce interessi che consentono di ottenere altro denaro e comprare beni materiali. Più il denaro si svincola dalla moneta, ovvero dalla sua fisicità particolare, più s’incarna in una fisicità universale, rappresentativa di tutte le cose.
Il denaro, non solo è diventato la misura di tutte le cose, ma ne è anche la loro espressione immediata. E, allo stesso tempo, è anch’esso una merce, sempre più compravenduta in tutto il mondo. Nel 1996 è accaduto un evento a suo modo storico, anche se nessuno ne ha saputo niente: il volume di tutte le transazioni tra valute, scambiate in un giorno, è diventato maggiore delle riserve valutarie di tutti gli Stati del mondo sommate assieme. Avete idea di quale sia la conseguenza? Che non c’è Stato al mondo in grado di difendere la propria valuta di fronte ad un attacco speculativo. Nemmeno mettendo assieme le risorse di tutti gli Stati del mondo, si potrebbe resistere   Che cosa significa questo frenetico scambio di denaro intutto il mondo? Che il denaro è divenuto ricchezza attuale in sé, che esso è rappresentativo di ricchezza attuale e non più di ricchezza potenziale. Per mezzo del denaro si acquista il lavoro che qualcuno farà in futuro: se si possiede tutto l’oro del mondo, ma nessuno lavora, non si ha alcuna ricchezza, come hanno amaramente sperimentato Re Mida, quando gli fu concesso di trasformare in oro tutto ciò che toccava, e gli americani durante la crisi del ’29.