spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

giovedì 3 ottobre 2013

L’Iva resta, l’Imu torna

L’Iva resta, l’Imu torna. Ecco il regalo della fiducia. Letta: priorità al rilancio dell’occupazione. Poi la legge elettorale con ampio consenso







Nel suo discorso il premier ha difeso i primi cinque mesi di governo e poi il programma per il futuro. “Siamo stati tutt’altro che il governo del rinvio”, poi via con le dichiarazioni programmatiche, indicando in dodici mesi il tempo per chiudere le riforme: la possibilità (e la necessità) di ammodernare la Costituzione e cambiare il “Porcellum”, innanzitutto. Ma anche la ripresa economica da agganciare e il semestre europeo a guida italiana da onorare. La linea è chiara: “Un programma convincente e un nuovo patto per il futuro, con la prospettiva focalizzata sui problemi veri delle persone”. In economia, l’obiettivo è “l’aumento di un punto del Pil nel 2014”. Prioritario, poi, “abbassare le tasse a vantaggio dei cittadini onesti”. Anche la Cultura e l’educazione “saranno al centro della nostra ripartenza”. E a chi fa polemiche il premier ha ricordato che “con il nostro governo gli italiani hanno pagato meno tasse per oltre 3 miliardi di euro. Con la legge di stabilità faremo una riduzione del carico fiscale sul lavoro”.

Le urgenze economiche
Il governo ha tempo fino al 15 ottobre per scrivere la legge di stabilità e spedirla a Bruxelles. Per la prima volta la Commissione europea esaminerà il bilancio triennale dello Stato prima del Parlamento. Meno urgente, invece, è la manovra da 3 miliardi circa per portare il deficit 2013 dal 3,1 per cento del Pil al 3, in linea con le soglie europee. C’è tempo fino a dicembre, ma visto che i soldi andranno trovati nel bilancio 2013 si tratterà di un intervento di sole tasse, o con aumenti di acconti (Irpef, Ires, Irap) o di accise, un salasso inevitabile. L’incremento di aliquota Iva dal 21 al 22%, ormai esecutivo, non potrà essere più eliminata, E per il 2015 è indicata a bilancio come strutturale, cioè destinata a rimanere per sempre.
Sull’Imu restano forti dubbi. Il governo non aveva mai indicato dove trovare i 2,4 miliardi di euro necessari per evitare il pagamento della rata di dicembre. E anche le coperture per la prima rata di giugno da 2 miliardi sono sempre più evanescenti (i 600 milioni del condono per le slot machine in contenzioso col fisco, per esempio, non ci sono). Morale: è quasi certo che sull’Imu cambierà tutto. Pd e Scelta Civica (ma anche Sel) sono favorevoli a conservare l’esenzione per i redditi bassi, ma sicuramente la lista delle case a cui si applicherà ancora l’Imu si allungherà parecchio.

La legge elettorale
Il ‘porcellum’ e’ il male assoluto, ma sul tema della legge elettorale non si puo’ pensare di “piantare le proprie bandiere” perche’ serve un’intesa e un accordo ampio.E per accordo ampio Letta intende il 50% più uno: “Si deve trovare in questo Parlamento un accordo che metta assieme una maggioranza alla Camera e al Senato. Se non si mette assieme il 50 per cento piu’ uno dei voti la legge elettorale non si cambia e rimangono solo delle belle proposte che non diventano legge. Il piu interessato a cambiare l’attuale legge elettorale – ha aggiunto Letta – sono io. Penso che al Senato si possa trovare un’intesa. Vuol dire che ognuno cede qualcosa”.

Il tema dell’occupazione
“Alleviare il problema della disoccupazione giovanile e’ una priorita’ che ribadisco”. Letta ha ricordato le scelte fatte in questi ultimi 5 mesi come la “decontribuzione per i nuovi posti di lavoro per i giovani, al sud ma anche per al nord: una scelta che ora e’ concreta” ha aggiunto ricordando la giornata del clik day che “per 5.500 persone ha voluto dire un posto di lavoro. E’ ovviamente poco” ma “è un primo passo”. L’intenzione del governo è quella di intevenire subito sulla detassazione rispetto al costo del lavoro.

La riforma della giustizia
Un passaggio Letta lo ha dedicato anche al capitolo della riforma della giustizia, tema sensibile per Berlusconi e il Pdl. “Il nostro lavoro”, ha spiegato, “si baserà sulle importanti indicazioni contenute nella relazione del gruppo di saggi che furono insediati da Napolitano nel marzo 2013, prima della formazione del governo”,