spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

venerdì 13 dicembre 2013

Forconi ed ex operai Fiat

Forconi ed ex operai Fiat “sequestrano” il municipio per 48 ore: “Dimettetevi tutti”

A Nichelino, monta la rabbia di una cittadina diventata grande all’ombra della Fiat: tra i manifestanti studenti, disoccupati e commercianti. Il sindaco del paese nell'hinterland torinese, denuncia che il comune è stato circondato per due giorni

Forconi ed ex operai Fiat “sequestrano” il municipio per 48 ore: “Dimettetevi tutti”
Ci sono studenti come Marco che frequenta uno dei due istituti della città. “Sono del Maxwell – dice – e martedì siamo andati all’Erasmo da Rotterdam (un’altra scuola) per dire di venire in piazza. Avevo solo la bandiera dell’Italia e mi hanno dato del fascista”. E poi c’è Leo, cappello di lana in testa, e voce roca: “Quello – e indica il comune – racconta che io l’ho sequestrato ma non è vero”. Il sindaco Catizione , eletto al secondo mandato nel 2009 con il 70% di voti (cifra record per un comune con oltre 50mila abitanti), la pensa diversamente. “Per due giorni hanno bloccato la macchina amministrativa. Mercoledì ci hanno accerchiato. Poi il ministro Alfano ha mandato i rinforzi”. Catizione, ieri, è stato sentito in Procura a Torino. Su Nichelino è stato aperto un fascicolo conoscitivo senza ipotizzare, al momento, il reato.
In questa storia destra e sinistra si sfiorano ma non si toccano. Perché al di là dei capi popolo che guidano i cortei, ma poi in tasca si fanno i conti per le prossime elezioni (a Nichelino saranno nel giugno 2014), qui ciò che si respira è la rabbia di una cittadina diventata grande all’ombra della Fiat e di un indotto floridissimo. Che ha visto crescere la speculazione edilizia su un territorio con 4mila abitanti per chilometro quadrato e ora si ritrova le fabbriche chiuse con un tessuto sociale ormai a pezzi. Mirafiori è a un passo. Eppure sembra preistoria. “In Fiat eravamo oltre 200 mila operai – ricorda Franco, alle spalle oltre trent’anni di fabbrica – , e se la Fiat chiude Torino muore”. Ora vive con una pensione di mille euro e abita nelle case all’angolo tra via Parri e via Amendola nel quartiere operaio del Castello: edilizia popolare con i tetti in amianto. “Quando piove si allaga tutto – racconta Francesco che ha una tabaccheria vicino alla Coop – d’estate poi è peggio: insetti, scarafaggi”.
In piazza Aldo Moro è giornata di mercato. Dopo tre giorni senza lavorare, Pino ha riportato qui il suo furgone. “Certo che sono andato in piazza – dice – , non ce la facciamo più, troppe tasse, e nemmeno i soldi per i miei figli, io ho sempre votato a sinistra, ma ora è tutto uguale, fino a poco tempo fa facevo l’operaio”. Pietro al banco vende olive e merluzzo. “Anche io ho votato sinistra, ma ora basta. Qui non è più questione di politica, la nostra è la guerra dei poveri”. E poi c’è Angela, capelli scuri, occhiali e voce squillante del sud. Non parla, urla: “Stavo in una casa popolare ma mi hanno cacciato, ora vivo in affitto a 400 euro con una pensione da 450, non è vita”. Perché qui a Nichelino, centro e simbolo dei Forconi, la crisi devasta e il rilancio economico stenta. Che fare? “Io – dice Catizione – posso ben poco se non snellire la burocrazia”. Il resto sta nella speranza dei soliti centri commerciali come Mondo Juve e Auchan che da qui a quattro anni promettono di assorbire duemila posti di lavoro. Un po’ pochino.
di Cosimo Caridi e Davide Milosa