spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

giovedì 12 dicembre 2013

UN GOVERNO IN PERENNE CRISI DI CONSENSI, UN GRANDE PROGETTO DI NAPOLITANO NON ANDATO A BUON FINE.

Riforme, Quagliariello: “La maggioranza trovi un accordo a breve o è crisi”

Nasce la "strana maggioranza" con democratici, grillini e Sel per trasferire il dibattito alla Camera. Gli alfaniani minacciano la crisi. Il ministro: "I partiti che sostengono l'esecutivo facciano un accordo e presentino la proposta alle opposizioni"

Gaetano Quagliariello
A scatenare Quagliariello è stato il voto che in mattinata ha dato il via libera allo spostamento della legge elettorale alla Camera arrivato in commissione Affari costituzionali del Senato: i sì sono arrivati da una maggioranza trasversale formata da PdM5S e Sel. Contrario tutto il centrodestra: non solo Forza Italia, Lega Nord e gli altri alleati, ma anche Nuovo Centrodestra, Scelta Civica e Per l’Italia (cioè i popolari fuoriusciti dal gruppo montiano) che sono tutti gruppi di maggioranza. Non solo. Intervistato da una radio fiorentina, Lady Radio, Matteo Renzi aveva insistito: “Si può discutere se farla in un modo in un altro”, ma “non è un maggioritario e basta, perché può anche non dare garanzia, è un maggioritario che dice chi vince e governa”. Il sindaco ha ribadito come modello “la legge elettorale dei sindaci per dare un messaggio molto chiaro: se si candidano Vignolini, Renzi e Pini, non è possibile che si presentino tutti e tre a dire ‘ho vinto io’ o ‘non ho perso’”. 
La rabbia degli alfaniani può risiedere nel fatto che alla Camera il Pd ha una larga maggioranza, ma può contare anche sull’eventuale sostegno di Sinistra Ecologia e Libertà e Movimento 5 Stelle, riproponendo dunque l’asse che ha dato l’ok al trasferimento della discussione della riforma elettorale dal Senato alla Camera. 
Ma se da una parte il Partito democratico non ha più a che fare con l’ingombrante presenza diSilvio Berlusconi e con gli oltranzismi di Forza Italia (che sulla legge di Stabilità è arrivata a votare un emendamento dei Cinque Stelle), la maggioranza “ristretta” rischia di essere un nuovo imbuto per le trattative su una nuova legge elettorale. Perché anche questa discussione rischia di dare scossoni al governo: “Le chiacchiere stanno a zero, ora decidere nella maggioranza” diceMaurizio Sacconi, capogruppo al Senato di Ncd, rivolto proprio a Renzi. “Noi siamo gente seria che vuole al più presto un tavolo di maggioranza, disponibili anche ad una proposta di governo. E una maggioranza coesa è la migliore premessa per la ricerca di un consenso più ampio nel Parlamento”. 
Niente giochetti, è il ragionamento. Ed è ciò che dice anche Quagliariello: l’intesa, sottolinea a più riprese, va cercata innanzitutto tra chi sostiene il governo: “Dopo quello che è accaduto e che abbiamo fatto, con una scissione dolorosa di percorsi nel centrodestra, dovremmo partire dalla maggioranza e dire ai cittadini che in un anno diminuiamo i parlamentari, facciamo in modo che abbiamo una sola camera politica e facciamo una buona legge elettorale”. E’ importante cambiare la legge elettorale anche perché “è diventata un simbolo della politica che parla e non fa. Nella scorsa legislatura – afferma Quagliariello – non l’abbiamo cambiata perché alcune parti del Pd e alcune del Pdl, in gran parte confluite ora dentro Forza Italia, si sono messe d’accordo per non cambiarla”. Infine Quagliariello entra nel merito della proposta di Renzi: “Per avere il bipolarismo non basta la legge elettorale: o eleggi direttamente il capo dello Stato a doppio turno e il capo dell’esecutivo è frutto di un confronto bipolare, o eleggi direttamente il premier, cioè il sindaco d’Italia. Noi siamo apertissimi all’una e all’altra soluzione, quello che non vogliamo è alzare cortine fumogene”.
A Quagliariello arriva la risposta del braccio destro di Renzi, Dario Nardella: “Con tutto il rispetto – dichiara – il ministro Quagliariello non è in condizione di dettare diktat al più importante partito italiano e al partito di stragrande maggioranza di governo. Una cosa è chiedere legittimamente una attenzione preferenziale al confronto nella maggioranza, altro è escludere a priori le altre forze parlamentari dalla riforma della legge elettorale che per definizione rappresenta le regole del gioco. E le regole del gioco riguardano tutti coloro che giocano”. Ma i malumori non ci sono solo dentro al Nuovo Centrodestra: “Scelta Civica – dice il capogruppo al Senato Gianluca Susta – prende atto con rammarico che il Partito Democratico ha deciso di ricorrere a una maggioranza variabile per trasferire alla Camera la decisione sulla legge elettorale, forse per mostrare i ‘muscoli’ all’indomani delle primarie”. Lo stesso dice Stefania Giannini, segretario politico di Scelta Civica, che a sua volta lega la sorte dell’esecutivo a quella della riforma elettorale: “Letta metta ordine nella maggioranza”.