spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

giovedì 16 gennaio 2014

le mafie fanno affari ovunque, ma il Parlamento non se ne cura.

Le mafie sono ovunque e la politica non le vede


Pubblicato da Marco Castoro il 16 gennaio 2014


foto-della-strage-di-capaciFanno affari ovunque, ma il Parlamento non se ne cura. Inquinano l’economia e piegano ai loro interessi la politica, però non sono una priorità nell’agenda di Montecitorio e Palazzo Madama. Delle mafie in Italia si parla poco. Trascorsa la stagione stragista degli anni novanta sembra quasi che ci sia chi vorrebbe consegnarle alla storia. Eppure non passa giorno che non vengano compiuti arresti e sequestri nelle principali regioni italiane. Ovunque. Non più solo in Sicilia, Calabria e Campania, regioni in cui sono nati i clan. I politici discutono di altro. E quando si ricordano di inserire nell’ordine del giorno la parola criminalità organizzata lo fanno quasi esclusivamente per azzuffarsi sull’ennesima poltrona da assegnare o su come bacchettare i magistrati, “rei” di convocare come testimone anche il Capo dello Stato, pur di fare luce su boss e fiancheggiatori istituzionali.

Silenzi in aula

Nella legislatura in corso di mafie si è parlato per le iniziative dei pm palermitani nel processo sulla cosiddetta trattativa tra Stato e mafia, visto che come teste è stato appunto chiamato anche Giorgio Napolitano e che il pubblico ministero Nino Di Matteo è stato pesantemente minacciato da Totò Riina. L’argomento è poi stato toccato per il dramma che sta vivendo la Campania a causa degli affari con i rifiuti, che hanno avvelenato la regione e fatto ricchi i Casalesi. Ma soprattutto un po’ di tempo è stato speso per decidere a chi far presiedere l’ennesima commissione d’inchiesta antimafia, per poi dare la poltrona, nonostante diversi mal di pancia, a Rosy Bindi. Del resto, si sa, al Parlamento non sono mai bastati i magistrati. Secondo deputati e senatori per dare la caccia ai boss e svelare i misteri d’Italia servono i politici. Su tutto il resto tanti silenzi, poche interrogazioni e pochissime risposte. Da tutti i partiti. Le associazioni di stampo mafioso fanno affari in tutta Italia e anche all’estero. E senza essere disturbate più di tanto.
Un Paese stritolato
Per avere un’idea del cancro che rappresenta la mafia per l’Italia basta guardare all’ultimo monitoraggio del fenomeno fatto dalla Dia, quello su quanto accaduto nella mala nei primi sei mesi dello scorso anno e raccolto in un dossier trasmesso di recente al ministro dell’interno, Angelino Alfano. L’immagine che viene fuori della penisola è quella di un Paese sotto scacco. Infiltrazioni, per non dire radicamenti, dei clan in tutte le regioni, utilizzate soprattutto per riciclare somme enormi di denaro. Gli investigatori hanno scoperto affari della ‘ndrangheta, l’organizzazione al momento più potente e ricca, in Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, cuore economico d’Italia dove ormai i calabresi si stanno integrando nel tessuto socio-economico e creando strutture analoghe a quelle della loro regione d’origine, Veneto, con pesanti condizionamenti soprattutto nell’edilizia del vicentino e del veronese, in Liguria, Emilia Romagna, Toscana e Lazio, territorio quest’ultimo dove a Roma i mafiosi sparano e uccidono in strada, proprio come un tempo facevano a San Luca o a Reggio, e dove stanno prendendo il controllo di storici locali della capitale. Il business di Cosa Nostra si è invece allargato al Piemonte, alla Lombardia, al Veneto, al Friuli, alla Liguria, dove sono stati monitorati interessi direttamente della primula rossa Matteo Messina Denaro, all’Emilia, alla Toscana, dove opera anche la cosca dei Madonia, al Lazio e alla Sardegna. La camorra, infine, cerca di dettare la sua legge in Lombardia, con i Gionta e i Mariano, in Emilia, con gli Schiavone e i Licciardi, nelle Marche, con i Pagnozzi, in Toscana, con i Contini, nel Lazio, dove a Roma si è fatto da tempo largo Michele Senese, e sta inquinando anche la Repubblica di San Marino. Non è del resto un caso che sono stati sciolti Comuni per mafia anche in Liguria, Piemonte e Lombardia. Per fare affari, riciclare denaro, mettere le mani sugli appalti, servono sponde nelle pubbliche amministrazioni. Ai mafiosi servono gli affari. Ai politici i voti. La legge mafiosa è così arrivata nei Palazzi. Niente bombe. Niente raffiche di kalashinikov. Le mafie indossano il doppiopetto e in silenzio prosperano. E il Parlamento? Quando non c’è la strage meglio parlare d’altro.
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