spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

giovedì 16 gennaio 2014

Il Cavaliere vedrà il segretario del Pd sabato 18 a Roma nel tardo pomeriggio

Legge elettorale, sabato incontro Renzi-Berlusconi. Sinistra Pd: “No, è un evasore”





L’incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi sulla legge elettorale è già stato fissato nell’agenda dei due leader di partito. Il Cavaliere vedrà il segretario del Pd sabato 18 a Roma nel tardo pomeriggio. Ancora top secret il luogo che, riferiscono fonti vicine a Forza Italia, dovrebbe essere neutrale. Quindi niente palazzo Grazioli e niente Nazareno. Come promesso Berlusconi e Renzi si confronteranno sulla riforma della legge elettorale prima che il provvedimento inizi il suo iter in commissione Affari costituzionali della Camera lunedì 20 gennaio. Ma i “consigli” del partito al segretario non si fermano: “E’ giusto dialogare con tutti – dice Danilo Leva, ex responsabile Giustizia del partito e ora esponente della sinistra Pd, in minoranza – Ma un conto è Forza Italia, un conto è Berlusconi in quanto condannato in via definitiva. Credo si debba tenere conto di questa differenza. Non vorrei una sua riabilitazione attraverso gratuiti atti simbolici”. “Sulla legge elettorale – aggiunge Leva – riteniamo che superato il Porcellum in maniera piena con le preferenze non si possa tornare indietro su un mini Porcellum (il riferimento è al metodo “spagnolo”,ndr). Questo credo vada ribadito anche internamente in vista della Direzione di oggi”. Proprio la direzione del Pd si annuncia come una sorta di battaglia, anche se come si sa i numeri a favore di Renzi sono schiaccianti. Renzi cercherà di riunire le anime del partito sia per quanto riguarda la preferenza sul sistema elettorale da adottare che sull’incontro con l’ex presidente del Consiglio. 
Eppure il leader dei Giovani Turchi, Matteo Orfini, che pure rappresenta la sinistra del partito era stato molto più indulgente: “Finché Berlusconi, ci piaccia o no, rappresenta un pezzo importante del Parlamento, bisogna parlarci. Se riconosciamo che la legge elettorale è una priorità del Paese, è ragionevole che il nostro segretario dialoghi a 360 gradi con tutte le forze politiche. A partire da quelle di maggioranza, ma cercando un rapporto anche con le opposizioni”. Più duro Pippo Civati: “Sono il primo a chiedere chiarezza sulla trattativa lampo sulla legge elettorale, sul sistema spagnolo (che sembra sempre di più un fiorentino, visto anche il protagonismo di Verdini), ma davvero l’argomento – usato in modo contundente contro Renzi – che con Berlusconi non si deve parlare, detto da chi con Berlusconi ha fatto due governi, si è ripromesso di cambiare la Costituzione (con una riforma epocale), non si è dato un limite né di tempo, né di obiettivi, è veramente un assurdo logico e una dichiarazione politica che ha dell’incredibile”.
Ma le grane per Renzi si moltiplicano. Perché i problemi non ci sono solo all’interno del Pd, ma anche all’interno della maggioranza. Perché a furia di voler fare l’accordo per una riforma elettorale votata da una maggioranza più larga possibile, il segretario democratico continua a ignorare gli alleati di governo. E dopo un incontro i gruppi parlamentari di Scelta Civica e Nuovo Centrodestra “ritengono necessario un incontro a breve con tutte le forze politiche della maggioranza sulla riforma della legge elettorale”. ”Abbiamo convenuto – si legge in una dichiarazione congiunta dei capigruppo Andrea Romano e Enrico Costa – che sia fondamentale partire da un testo condiviso innanzitutto dalla maggioranza che sostiene il governo. Abbiamo ribadito la nostra contrarietà al modello spagnolo perché non garantisce la governabilità ed espresso la preferenza per il doppio turno che garantisce rappresentanza e governabilità”. 
Nel frattempo Renzi continua il suo giro di consultazioni sulla legge elettorale e ha incontrato i vertici diFratelli d’Italia. Il sindaco è stato ricevuto da Ignazio La RussaGuido CrosettoGiorgia Meloni eFabio Rampelli. “No al Verdinium”, dice però la piccola formazione di destra dopo il confronto. Contrarietà, dunque, “ad un modello spagnolo proposto da Forza Italia che ripropone la vergogna di candidati indicati e liste definite dalle segreterie di partito”spiega la Meloni.

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