spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

venerdì 11 ottobre 2013

I GESTORI DEI SITI WEB SONO RESPONSABILI DI NON RISPETTARE LE REGOLE SULLA CENSURA

Internet, corte di Strasburgo: “Siti responsabili per i commenti pubblicati”

Per la Corte europea multare un portale per non aver censurato i messaggi offensivi anonimi postati dai lettori è "giustificato e non viola la libertà d’espressione". Scorza: "Sentenza rivoluzionaria che in linea di principio contrasta con la direttiva e-commerce"

Corte di Strasburgo
Inoltre, i giudici affermano che sono gli stessi gestori ad aver fissato le regole per postare i commenti e che avendo permesso agli utenti di rimanere anonimi si sono di fatto assunti la responsabilità del contenuto dei loro giudizi. “E’ una sentenza rivoluzionaria  - spiega Guido Scorza, avvocato esperto di diritto digitale -. La Corte, però, è stata chiamata a pronunciarsi a fronte del quadro normativo estone”. Tuttavia, nonostante la legge italiana sia diversa da quella del Paese baltico, “la decisione potrebbe risvegliare alcuni disegni di legge, proposti e poi bocciati in Parlamento, relativi alla pericolosità dell’anonimato in rete o per chiedere che i gestori dei siti siano responsabili anche dei commenti altrui”. Tuttavia, osserva Scorza, “vista la scarsa attenzione della politica italiana nei confronti delle sentenze europee, dubito risorgano vecchie proposte di legge“.
Secondo i giudici, il sito di hosting poteva “prevedere che i commenti potessero essere offensivi, ma allo stesso tempo ha consentito la pubblicazione di messaggi in forma anonima”. In linea di principio, però, la decisione della Corte contrasta con la direttiva 31/2000 sul commercio elettronico, attuata con decreto legislativo 70/2003, che non prevede l’obbligo di sorveglianza dei contenuti per chi effettua servizio di hosting, cioè mette a disposizione degli utenti uno spazio online. Il servizio non è quindi ritenuto responsabile del materiale inserito da altri, a meno che non sappia che costituisce reato o non provveda a rimuoverlo una volta informato. “Nel caso estone, però, al momento non sappiamo se fosse già stato sollecitato a rimuovere o meno i contenuti offensivi”, sottolinea Scorza. 
Per i giudici di Strasburgo, quindi, “tra diritto alla reputazione e libertà di informazione, online il primo può prevalere fino a portare a forme di responsabilità solo perché il sito di hosting non ha vigilato bene”. Per quanto riguarda l’Italia “la cartina tornasole che potrebbe anche confermare questo principio – conclude Scorza – potrebbe essere il regolamento Agcom“. E’ atteso entro fine 2013.